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شیعیان ایتالیا

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Sciita Italia

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+ Scritto in :  20 Mar 2013Tempo  8:9 AM  Di  Sciita del centro italia  | 

tutti i momenti dovremmo ricordare queste basi

- O' il mio signore, I' m. la vostra appartenenza, I' m. nel vostro regno, I' la m. esiste da voi che gli non ho supporto e patronato.
 - Quando volete concentrarti sulle funzioni spiritose comparite " himself" , sta smarrendosi appena non di più.
 - L'uomo si dimette naturalmente. Non ha disobbedienza nella rassegnazione ma nella selezione del suo capo (capo di virtù o capo di debauchery) - che cosa è virtù? A seguito della destra di lei e di altri.
 - Non siete denominato " umano" , quando la vostra mente non è aperta e non avete virtù, l'onestà, la fiducia, il merito e conservazione voi promessa.
 - La destra del giorno a noi è là è segno fatto in esso.
 - Ci è Islam reale e quello abolito. L'Islam reale è al piombo dal Quran santo.
 - Sure che i destini futuri sono collegati con la selezione del presente e se non selezioniamo il giusto senso, noi saremo per sempre responsabili.
 - La coltura è l'uscita di comprensione.
 - La libertà significa essere appena servo del dio.
 - La malvagità è l'anima disubbidiente, esso non è una persona.
 - L'alimento e l'acqua spiritosi è scienza e l'aria spiritosa è culto.
 - L'uomo può fare qualche cosa e può fare tutti.
 - La credenza è l'uscita di conoscere le realtà
+ Scritto in :  19 Mar 2012Tempo  5:2 AM  Di  Sciita del centro italia  | 

GLI STADI DEL VIAGGIO SPIRITUALE

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dell’allaamah Mohammad Hosseyn Tabatabai

 

Un materialista trascorre la sua vita nella buia valle del materialismo. È immerso in un mare di desideri malvagi, è continuamente travagliato da fattori materiali quali ricchezze e famiglia. Egli chiede aiuto, ma invano, e alla fine non ottiene niente se non delusione.

 Qualche volta, immerso in questo immenso oblio, gli è concesso un liberativo respiro d’aria pura (impulso divino), il quale suscita in lui la speranza che possa raggiungere sicuramente la riva. Ma questo soave zefiro non spira regolarmente: è solo occasionale.

Guidato dall’impulso divino, il novizio decide di superare il mondo della pluralità. Tale viaggio viene chiamato dagli gnostici sayr wa suluk (viaggio spirituale).

Suluk significa attraversare il sentiero, e sayr vuol dire vedere le caratteristiche e gli aspetti prominenti degli stadi e delle stazioni sulla via.

La riyaazah (disciplina iniziatica) è il requisito richiesto per questo viaggio spirituale. Siccome non è facile rinunciare ai legami materiali, il novizio romperà lentamente la sua connessione con le insidie di questo mondo di pluralità, e inizierà cautamente il suo viaggio dal mondo materiale.

Prima entrerà in un altro mondo chiamato barzakh. Questo è il mondo dei suoi desideri malvagi e dei suoi pensieri interiori. Qui noterà che i legami materiali sono un prodotto dei suoi pensieri voluttuosi e dei suoi desideri sensuali. 

Questi pensieri ostruiscono il novizio nella ricerca del suo viaggio spirituale, con il risultato di far perdere la pace della mente. Egli vorrebbe godere del ricordo di Allah anche per poco, ma questi pensieri lo disturbano facendo disperdere i suoi sforzi.

È stato anche detto che l’uomo s’è monopolizzato nel suo piccolo ed è influenzato dall’idea di guadagnare e perdere. Come risultato egli non solo perde la sua calma e pace mentale, ma può anche non prestare attenzione al suo viaggio spirituale verso il mondo superiore. Ovviamente l’inquietudine mentale è più dannosa di ogni perdita e sofferenza fisica. L’uomo può evitare il conflitto delle relazioni e degli interessi esteriori, ma gli è difficile liberarsi delle sue idee e dei suoi pensieri, poiché questi sono sempre con lui.

Comunque, colui che cerca realmente Allah, colui che percorre realmente la Sua via, non è afflitto o scoraggiato da questi ostacoli, e continua audacemente a procedere verso la sua meta con l’aiuto dell’impulso divino, fino a che, sicuro, esce dal mondo di quell’idea conflittuale chiamata barzakh. Egli dovrà stare molto attento e vigile, per non lasciare qualche pensiero vizioso in qualche angolo nascosto della sua mente.

Quando questi pensieri viziosi sono sconfitti, generalmente si nascondono in qualche angolo della mente. Il povero pellegrino spirituale pensa erroneamente di essersi liberato dei loro mali, ma quando ha trovato la via verso la sorgente della vita e vuole bere da essa, questi appaiono improvvisamente per rovinarlo.

Questo pellegrino può essere paragonato a una persona che ha costruito un serbatoio d’acqua in casa, ma non l’ha adoperato a lungo. Nel frattempo le impurità e la sporcizia si sono depositate sul fondo del serbatoio, sebbene l’acqua appare essere chiara vista da sopra. Egli pensa che l’acqua sia pulita, ma quando arriva al fondo o ci lava in essa qualcosa appaiono macchie nere sulla superficie e risulta evidente l’impurità dell’acqua.

Per questa ragione è necessario che il saalik (viaggiatore spirituale) si concentri sui propri desideri con l’aiuto della riyaazah, così che la sua attenzione non diverga da Allah. Infine, dopo aver attraversato il barzakh, il saalik entra nel mondo spirituale, avendo ancora da attraversare diversi stadi che descriveremo più avanti.

In breve, il saalik che guarda al suo sé inferiore e ai Nomi e agli Attributi Divini avanzerà gradualmente fino a raggiungere lo stato di fanaa (annullamento in Allah) totale, che eliminerà il suo deteriorabile volere raggiungendo la stazione di baqaa’ (attenendosi all’immortale Volere di Allah). È in questo stadio che il segreto della vita eterna gli viene rivelato.

Questa dottrina è deducibile anche dal Corano quando consideriamo alcuni versetti:

“Non considerare morti quelli che sono stati uccisi sul sentiero di Allah. Sono vivi invece, e ben provvisti dal loro Signore” (Al’imraan III: 169)

“Tutto perirà eccetto il Suo Volto” (Al-qasas XXVIII: 88)

“Quello che è presso di voi si esaurisce, mentre ciò che è presso Allah rimane” (An-nahl XVI: 96)

Questi versetti messi assieme dimostrano che il Volto di Allah sono coloro che “sono vivi e ben provvisti dal loro Signore”. Secondo il Corano essi non periranno mai. Certi altri versetti indicano che il Volto di Allah sono i Nomi Divini i quali sono indeteriorabili.

In uno dei suoi versetti, è il Corano stesso che interpreta il Volto come i Nomi Divini e lo caratterizza pieno di Maestà e di Magnificenza:

“Tutto quel che è sulla terra è destinato a perire, [solo] rimarrà il Volto del tuo Signore, pieno di Maestà e di Magnificenza” (Ar-rahmaan XXV: 26 e 27)

Tutti gli esegeti del Corano concordano sul fatto che in questo versetto la frase “pieno di Maestà e di Magnificenza” descrive il Volto, e significa il Volto di Maestà e Magnificenza. Come sappiamo, il volto di ogni cosa, è ciò che la manifesta. Le manifestazioni di Allah sono i Suoi Nomi e Attributi. È attraverso di essi che la creazione vede Allah, o, in altre parole,  Lo conosce. Con tale spiegazione possiamo concludere che ogni cosa esistente perirà, eccetto i gloriosi e stupendi Nomi di Allah. Ciò dimostra anche che gli gnostici, che “sono vivi e ben provvisti dal loro Signore”, sono le manifestazioni dei gloriosi e stupendi Nomi di Allah.

Da quanto detto, risulta chiaramente evidente quello che i santi Imam (A) volevano significare nel dire: “Noi siamo i Nomi di Allah”. Ovviamente essere a capo di un governo o al più alto grado di autorità legale e religiosa, non è una posizione descrivibile con queste parole. Quello che denotano queste parole è lo stato di avvicinamento ad Allah, rispecchiando permanentemente il Suo Volto ed essendo una manifestazione dei Suoi gloriosi e stupendi Nomi e Attributi.

In connessione al viaggio spirituale, è necessario ricordare un’altra cosa essenziale: la meditazione o contemplazione (muraaqabah). Per il saalik è necessario, in ogni stadio, non ignorare mai la meditazione. La meditazione ha molti gradi e possiede varie forme. Negli stadi iniziali, il saalik deve applicare un tipo di meditazione, e negli stadi avanzati un altro. Siccome il saalik procede persistentemente, la sua meditazione diventa così forte che se intrapresa da un iniziato, questo si arrenderebbe subito o perderebbe il senno.  Comunque, dopo aver concluso con successo gli stadi preliminari, lo gnostico diventa capace di intraprendere i più alti stadi di meditazione. A tal livello molte cose per lui lecite inizialmente, diventeranno proibite.

Come risultato della perseveranza e della diligente meditazione, inizierà ad accendersi una fiamma d’Amore nel cuore del saalik, poiché è un desiderio innato dell’uomo amare l’Assoluta Bellezza e Perfezione. Ma l’amore delle cose materiali oscura questo amore inerente, non permettendogli di crescere e manifestarsi.

La meditazione indebolisce questo velo fino a rimuoverlo totalmente. Quindi l’amore innato apparirà nel suo pieno splendore e condurrà la coscienza dell’uomo verso Allah. I poeti mistici chiamavano spesso, in maniera allegorica, questo amore divino “vino”.

Quando lo gnostico continua ad intraprendere la meditazione per un periodo di tempo abbastanza lungo, le luci divine iniziano ad essergli visibili. All’inizio queste luci abbagliano per qualche istante per poi andarsene. Gradualmente le luci divine aumenteranno sempre più fortemente, e appaiono come piccole stelle. Quando aumenteranno ulteriormente, appariranno prima come la luna e poi come il sole. Qualche volta appariranno come un fulmine. Nella terminologia gnostica queste luci sono conosciute come il sonno gnostico, e appartengono al mondo del barzakh.

Quando il saalik supera questo stadio e la sua meditazione cresce ancor più forte, egli vedrà come se il Paradiso e la terra fossero illuminati da Oriente a Occidente. Tale luce è chiamata la luce del sé e viene vista dopo che lo gnostico ha superato il mondo del barzakh. Uscito dal mondo del barzakh, avviene la manifestazione primaria del sé, il saalik vede se stesso in una forma materiale. Egli sente spesso di reggersi accanto a se stesso. Questo è l’inizio dello stadio di “auto-spogliazione”.

Allaamah Mirzaa Alí Qaazi raccontava spesso di quel giorno in cui stava andando dalla sua camera alla veranda, e improvvisamente si vide reggersi accanto a se stesso. Quando osservò attentamente, vide che non vi era né pelle né carne sul suo viso. Allora tornò indietro verso la camera e si guardò allo specchio: il suo viso era vuoto come non lo era mai stato.

Qualche volta avviene che lo gnostico si sente come se non esistesse minimamente. Egli tenta di ritrovare se stesso ma ciò non accade. Queste sono le osservazioni visibili ai primi stadi di auto-spogliazione, sebbene non siano liberi dalle limitazioni di spazio e tempo. Nello stadio successivo, con l’aiuto di Allah, il saalik può superare queste limitazioni e anche vedere la completa realtà di se stesso. È stato riportato che Mirzaa Jawaad Maleki Tabrizi trascorse quattordici interi anni nella classe di Aakhund Mullaa Hussayn Hamdaani, prendendo lezioni di gnosi. Egli dice: “Un giorno il mio insegnante mi raccontò di un suo allievo la cui istruzione era sotto la mia responsabilità. Questo era un allievo molto attento e diligente. Per sei anni praticò intensamente la meditazione e la riyaazah. Alla fine raggiunse lo stadio della conoscenza di se stesso, e si liberò del suo ‘io’ maligno (passione e lusso). Ritenni giusto che l’insegnante stesso dovesse sapere questo fatto sull’allievo. Quindi lo portai a casa dell’insegnante, e lo informai dell’accaduto. L’insegnante disse: “Non è niente”, e nello stesso istante sventolò la sua mano e disse: “Questo è lo spogliarsi”. Quell’allievo usava dire: “Mi vedo spogliato del mio corpo e allo stesso tempo sento come un’altra persona come me mi si regga accanto”

Qui possiamo dire che vedere le cose esistenti nel mondo del barzakh è comparativamente di poco conto. È molto più importante vedere il proprio ‘io’ (nafs) inferiore in un assoluto stato spogliato, poiché è in questo caso che questo ‘io’ appare come una pura realtà libera dalle limitazioni di tempo e spazio. La visione dei primi stadi è comparativamente preliminare, mentre questa visione è la percezione dell’intero fenomeno.

Aghaa Seyyed Ahmad Karbalaa’i, un altro prominente e conosciuto allievo del tardo periodo di Aakhund, disse: “Un giorno stavo dormendo quando all’improvviso qualcuno mi svegliò e disse: ‘Se vuoi vedere la luce eterna alzati immediatamente’. Aprii gli occhi e vidi un’immensa luce che risplendeva ovunque, in ogni direzione”

Questo è uno stadio di illuminazione dell’ ‘io’ che appare sottoforma di luce infinita. Quando un fortunato saalik supera questo stadio, egli passa ad altri stadi con una velocità proporzionata all’attenzione che dedica alla meditazione. Egli vede gli Attributi di Allah, e diventa conscio dei Suoi Nomi in qualità assoluta. In quest’occasione sente improvvisamente che tutte le cose esistenti sono solo una misura di conoscenza e che nulla esiste se non una singola forza. Questo è lo stadio della visione degli Attributi Divini. Comunque, lo stadio della visione dei Nomi Divini è ancora superiore. In questo stadio il devoto vede che in tutti i mondi esiste solo un Conoscitore e solo un Essere Vivente e Onnipotente. Tale stadio è superiore a quello della conoscenza degli Attributi Divini, è uno stato che appare nel cuore, dove per il momento il saalik non trova nessun essere che conosca la potenza e la vita, eccetto Allah. In genere, questo grado di visione viene raggiunto durante la recitazione del Corano, quando il lettore sente che vi è qualcuno che sta ascoltando la sua recitazione.

Dobbiamo ricordare che la recitazione del Corano ha un profondo effetto nel garantire questo stato. Il devoto offrirà preghiere notturne recitando in esse quelle sure nelle quali, durante la loro lettura, vi è la prostrazione obbligatoria  (la sura Sajdah, la sura Haa Mim Sajdah, la sura An-najm, la sura Al°alaq) poiché è molto gradevole prostrarsi mentre si recita una sura. L’esperienza ha anche provato che è molto efficace a questo scopo recitare la sura Saad durante le preghiere notturne del giovedì (wutairah). La caratteristica di queste sure è indicata e riportata anche dalla sura stessa.

Quando il devoto ha raggiunto tutti questi stadi e queste visioni, egli è circondato dagli impulsi divini, e in ogni istante che si avvicina allo stadio dell’auto-annullamento dell’ ‘io’, viene rivestito da un impulso divino che viene totalmente assorbito nella bellezza e perfezione del "Vero Amato". Non presterà a lungo attenzione a se stesso né a nessun altro. Egli osserva Allah dovunque. C’era Allah, e niente era come Lui.

In questa condizione, il devoto è immerso nell’incommensurabile mare della visione divina.

Ricordiamo che ciò non significa la perdita dell’esistenza di ogni cosa nel mondo materiale. In questo il devoto vede l’unità nella pluralità. Altrimenti tutto continuerebbe ad esistere così com’è. Uno gnostico disse: “Fui tra la gente per trenta anni. Avevano l’impressione che stessi prendendo parte a tutta la loro attività ma in quel periodo non li vedevo, e non conoscevo nessuno all’infuori di Allah”

L’ascesa a questo stadio è di grande importanza. All’inizio può avvenire solo per un momento, ma gradualmente la durata aumenta sempre di più. All’inizio può avvenire per dieci minuti, poi per un’ora, e in seguito anche per un periodo ulteriormente prolungato. Tale stato, per grazia di Allah, può divenire anche permanente.

Nei detti degli gnostici questo stato viene definito come "aver fede in Allah" o "la vita eterna in Allah". L’uomo non può raggiungere questo stadio di perfezione a meno che non elimini il proprio ‘io’. Nel raggiungere questo stadio il devoto non vede niente, solo Allah. 

Vi è un detto di un sufi in estasi spirituale catturato da un impulso divino. Il suo nome era Babaa Farajullah. La gente gli chiedeva del mondo e lui rispondeva: “Cosa posso dire di esso? Non l’ho visto da quando sono nato”

Inizialmente, quando la visione è debole, vi è uno stato il quale avviene oltre il controllo del devoto. Ma quando, come risultato di una continua meditazione, per grazia di Allah, questo stato diventa un lineamento permanente, ed è chiamato stazione. In questo momento lo stato della visione è sotto il controllo del saalik o del devoto. Ovviamente un forte saalik è colui che perdura a lungo nella visione di questo stato, osservando da un occhio il mondo della pluralità e mantenendo dall’altro la sua relazione con il mondo dell’unità e della pluralità assieme. Questa è un’elevata posizione che non può essere raggiunta tanto facilmente. Infatti tale posizione è riservata al Profeta e a qualche altra persona, scelta favorita da Allah, al quale può dire “il livello del mio rapporto con Allah è tale che l’angelo più favorito non lo può raggiungere”, e allo stesso tempo dice “sono un essere umano proprio come te”

Qualcuno potrebbe anche dire che solo i Profeti e gli Imam possono raggiungere livelli così elevati. Come sarebbe possibile per altri? La nostra risposta è che la Profezia e l’Imamato hanno indubbiamente un’assegnazione a cui altri non possono arrivare. Ma la stazione di "Unicità Assoluta" e l’avvicinamento ad Allah chiamato “wilaayat” non è esclusivamente riservato ai profeti e agli Imam i quali hanno indicato ai loro seguaci almeno di tentare nel raggiungimento di questa stazione di perfezione. Il santo Profeta disse alla sua Ummah (Comunità Islamica) di seguire i suoi passi. Ciò dimostra che anche per gli altri è possibile avanzare a questo livello, altrimenti le sue istruzioni non avrebbero avuto significato. Il Corano dice: “Avete nel Messaggero di Allah un buon esempio per voi, per chi spera in Allah e nell’Ultimo Giorno e ricorda Allah frequentemente" (Al-ahzaab XXXIII: 21)

Vi è una citazione nei libri sunniti che riporta il Santo Profeta mentre disse: “Se foste stati vegli e profondi di cuore avreste visto quello che io ho visto e avreste sentito quello che io ho sentito” 

Questa citazione dimostra che la vera causa del mancato raggiungimento della perfezione umana siano i pensieri diabolici e gli atti viziosi. E anche secondo una citazione da una fonte sciita il Santo Profeta disse: “Se Satana non si aggirasse tra i loro cuori, gli esseri umani vedrebbero l’intero regno dei paradisi e della terra”

Una delle caratteristiche di quest’elevato livello consiste nel far comprendere all’individuo i regni divini in accordo alle sue capacità. Egli acquista la conoscenza del passato e del futuro dell’universo e può dominare e controllare qualsiasi cosa, dovunque.

Il famoso gnostico Shaykh Abdul Karim Al-jili scrive nel suo libro “L’uomo perfetto” che una volta fu sopraffatto da tale condizione che lo faceva sentire unito con tutte le altre cose esistenti e poteva vedere tutto. Questo stato non durò più di un attimo. 

Ovviamente è a causa della preoccupazione del devoto, e delle sua necessità fisiche, che questo stato non dura a lungo. Un detto sufi, molto conosciuto, dice che un uomo si libera dalle tracce dello sviluppo materiale solo cinquecento anni dopo la sua morte. Tale periodo equivale a mezza giornata di un giorno divino. Allah ha detto:  “Invero un solo giorno presso il tuo Signore vale come mille anni di quelli che contate” (Al-hajj XXII: 47)

È evidente che le prossime benedizioni mondane, e bontà e favori divini, saranno innumerevoli e illimitati. Le parole che li esprimono sono state coniate sulla base di necessità umane mentre nuove parole necessitano di essere coniate con l’espressione delle esigenze umane. Questo è il motivo per cui esprimere tutte le verità e i favori divini con le parole è insufficiente. Dovunque siano dette esse sono solamente simboliche e metaforiche. È impossibile esprimere le verità superiori a parole. Fu detto: “Tu sei nel mondo più oscuro”. Secondo questa tradizione l’uomo vive nel più oscuro dei mondi (la terra) creato da Allah.

L’uomo conia le parole per ottenere le sue esigenze quotidiane sulla base di quello che vede e sente in questo mondo materiale. Egli non ha relazioni, benedizioni e spirito negli altri mondi e quindi non può coniare parole per essi. Questo è il motivo per cui non esistono parole adatte in nessun linguaggio del mondo che possono esprimere le verità superiori e i suoi concetti. Ora, sapendo che la nostra conoscenza è limitata e il nostro pensiero soggetto ad errori, come possiamo risolvere questo problema? Ci sono due gruppi di persone che hanno parlato delle verità superiori. Il primo è quello dei Profeti. Essi hanno un contatto diretto con i mondi immateriali ma, allo stesso tempo, dicono: “A noi Profeti ci è stato ordinato di parlare alle genti in accordo alle loro capacità intellettuali”. Ciò significa che sono stati obbligati a diffondere la verità in un modo intelligibile per l’uomo. Hanno solo usato parole per indicare una verità sulla quale è stato detto: “Nessun occhio ha visto, nessun orecchio ha sentito e nessuno ci ha pensato” Essi ammisero che la verità di altri mondi era indescrivibile. Il secondo gruppo è quello di coloro che avanzano lungo il sentiero indicato dai Profeti percependo le verità in accordo alle proprie capacità.

+ Scritto in :  2 May 2012Tempo  7:0 PM  Di  Sciita del centro italia  | 

Ulema da tutto il mondo islamico riuniti per salvare Baytu-l-muqaddas [Gerusalemme] e aiutare il pop

Ulema da tutto il mondo islamico riuniti per salvare Baytu-l-muqaddas [Gerusalemme] e aiutare il popolo palestinese
Una chiamata per ridare vita al ruolo degli ulema musulmani contro il sionismo si è svolta a dicembre a Beirut. Centotrenta ulema da tutto il mondo sono giunti nella capitale libanese in occasione della conferenza che verteva sul tema “salvare Baytu-l-muqaddas e aiutare il popolo palestinese”
I capi della Resistenza e dei movimenti islamici del Libano e della Palestina hanno anch’essi focalizzato la necessità dell’attività degli ulema a favore dei Palestinesi. Durante la conferenza, gli ulema e i capi della Resistenza hanno affermato che, nonostante la superiorità militare dei sionisti, il progetto sionista non può uscire vittorioso contro una forte e decisa resistenza islamica.
Il segretario generale di Hizbullah, Sayyid Hassan Nasrallah ha detto che i movimenti di resistenza libanese e palestinese sono stati ampiamente riconosciuti come gruppi qualificati per la vittoria, citando l’inimmaginabile capacità di sopportare la sofferenza che conferma la fede e la fiducia in Allah per i mujàhidin di questi movimenti. Egli ha criticato le voci diffuse dai telegiornali, dalla televisione e dai canali satellitari, secondo le quali le numerose operazioni di “martirio cercato” sarebbero in contraddizione con la religione, e non costituirebbero una valida forma di martirio, aggiungendo che affrontare Israele lasciando prevalere le circostanze condurrebbe alla distruzione della nazione islamica. Seyyed Hassan Nasrallah ha accusato queste voci di lavorare per distruggere le credenze dei combattenti della resistenza. Seyyed Hassan Nasrallah ha riposto attenzione sul pericolo derivante dalle forze che cercano di uccidere lo spirito della resistenza, dicendo che l’arma più pericolosa al nemico risiede nella religione, nel fiqh e nelle fatàwah [sentenze degli esperti di diritto islamico]. Seyyed Hassan Nasrallah ha altresì affermato che il pericolo è mosso dalla necessità di fatawah sincere: “Non stiamo cercando fatawah politiche per giustificare le decisioni strategiche che abbiamo già adottato. Stiamo solo cercando fatawàh oneste”
Ciò è stato ripetuto anche da Khàlid Mash´al di Hamas, che si è affidato agli ulema del mondo per svegliare la nazione islamica e aiutare la resistenza palestinese. Egli ha affermato: “Come la resistenza musulmana libanese è arrivata alla vittoria sotto il comando di Hizbullah, la resistenza palestinese, a Dio piacendo, arriverà alla vittoria”
Il sapiente libanese Sayyid Muhammad Hussayn Fadlallah si è appellato agli ulema per educare i musulmani sull’essenza della causa palestinese, poiché il mondo islamico risiede nella coscienza e nel riconoscimento culturale di questa causa. Egli ha detto che il problema principale degli Arabi è stata la tendenza ad accontentarsi di reagire agli sviluppi invece che concentrarsi su un piano attivo. Egli si è lamentato del mondo arabo nei confronti del progetto sionista e della sua preferenza a lavorare in piccole e viziose cerchie.
L’ex ministro degli interni della Repubblica Islamica dell’Iran, Seyyed Ali Akbar Mohtashami, ha descritto la scelta del martirio contro l'esercito sionista come la sola arma che il popolo palestinese ha in questo momento.
Alla fine dell'incontro gli ulema hanno redatto il seguente comunicato:
“La Palestina nella sua interezza, dalle rive del Giordano al mar Mediterraneo, e dal suo culmine nord a quello sud, con tutte le sue città, i suoi villaggi e la sua capitale Baytu-l-muqaddas, è una terra arabo-islamica, casa di tutte le progenie Palestinesi”
“La dichiarazione rigetta ogni tipo di accordo con Israele, poiché lo stato sionista rappresenta una presenza illegittima e illegale scaturita da un’invasione, da un’usurpazione, da un’illegittima occupazione”
“La città santa di Baytu-muqaddas [Gerusalemme] non è soggetta né a spartizioni né a divisioni. È dovere di tutti i musulmani liberarla, difenderla e proteggerla dalla giudaizzazione e dal cambiamento delle sue linee di confine”
“La resistenza del popolo palestinese è, in tutte le sue forme, un diritto legittimo reso come dovere nell’Islam”
“Le operazioni di martirio cercato sono condotte da mujahidin contro il nemico sionista e sono operazioni legittime basate sul Libro di Allah e sulla sunnah del Profeta (S). Il martirio cercato è motivato dalla credenza, fede e desiderio di raggiungere il favore di Allah, ed è un atto compiuto consciamente, liberamente e volontariamente. È una delle più importanti armi strategiche di resistenza, capace di imporre la superiorità morale al nemico e stabilire l’equilibrio delle forze”
“Sottolineare l'importanza dell'unità. Tutti i partiti politici dei governi del mondo arabo e musulmano devono cooperare evitando considerazioni nazionaliste e settarie. Quds è una causa centrale per la nazione islamica, che rende la sua liberazione una priorità sulle priorità”
In una serie di raccomandazioni, i partecipanti hanno evidenziato il fatto di tenere la causa della Città Santa viva per le generazioni future, dichiarando la liceità di incanalare i fondi della zakàh, del khums e della sadaqah all'Intifada, richiamando al boicottaggio di Israele su ogni fronte. Essi hanno inoltre proclamato la proibizione di offrire aiuti alle aggressioni condotte dall'America a qualsiasi stato del mondo.

+ Scritto in :  2 May 2012Tempo  6:59 PM  Di  Sciita del centro italia  | 

QUATTRO TRADIZIONI DEL BIHÀRU-L’ANWÀR SULL’IMAM HUSSAIN (A)

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1. La sapienza merita d’essere premiata

Un giorno un Arabo venne dall’imam Hussain (A) e disse: “O figlio del Profeta, io sono in debito di una diyah [somma di denaro che la persona che ha provocato la morte di un musulmano deve pagare ai parenti di quest’ultimo] e non sono in grado di pagarla. Ho pensato di chiedere questa somma alla piú nobile persona, e nessuno m’è sembrato piú generoso dei membri dell’Ahlu-l-bayt”. L’Imam disse: “O fratello arabo, ti farò tre domande: se risponderai esattamente a una di esse ti darò una somma pari a un terzo del tuo debito, se risponderai a due di esse avrai due terzi del denaro che mi hai chiesto, mentre se darai risposta a tutte e tre ti donerò l’intera somma. L’Arabo disse: “O figlio del Profeta, una persona [sapiente ed eminente] come te pone quesiti a uno come me?!”. L’Imam disse: “Sí, poiché ho sentito mio nonno, il Messaggero di Dio, dire: ‘La carità dev’essere fatta nella misura del sapere’”. L’Arabo disse allora: “Se è cosí, chiedi quel che vuoi, se saprò risponderò, se no imparerò da te. Non v’è potenza che in Dio!”. L’imam Hussain (A) disse quindi: “Qual è la migliore azione?”. L’Arabo rispose: “La fede in Dio”. L’Imam chiese nuovamente: “Cos’è che salva l’uomo dalla rovina?”. Rispose: “Confidare in Dio”. Chiese ancora: “Cos’è che gli dona leggiadria?”. Rispose: “La sapienza accompagnata dall’azione”. L’Imam disse: “E se non la possiede?”. Disse: “La ricchezza accompagnata da generosità”. “E se non la possiede?” insistette l’imam Hussain (A). “La povertà accompagnata da pazienza e sopportazione” rispose l’Arabo. “E se non la possiede?”, concluse l’Imam. A questo punto l’uomo disse: “Possa in tal caso discendere del fuoco dal cielo e bruciarlo. In effetti, una tale persona si merita un simile castigo!”. L’Imam sorrise, e gli diede una borsa contenente mille dinari d’oro e il proprio anello, la cui pietra ne valeva duecento. Disse dunque: “Dai questi dinari ai tuoi creditori, e usa questo anello per acquistare ciò che ti è necessario per vivere”. L’Arabo prese i soldi e l’anello, e recitò il seguente versetto: “Dio sa meglio di chiunque altro dove porre [a chi affidare] la Sua missione” {Corano VI: 124}

{Bihàru-l’anwàr XLIV: 196}

2. L’imam Hussain (A) e l’uomo bisognoso

Un beduino bisognoso venne a Medina e chiese alla gente chi fosse la piú generosa persona della città; tutti gli indicarono l’imam Hussain (A). L’Arabo trovò l’Imam nella moschea, mentre stava pregando, e gli fece la sua richiesta recitando i seguenti versi: “Fino ad ora chiunque ha sperato nel tuo aiuto non è tornato indietro deluso, chiunque ha mosso il battente della tua porta non è uscito da essa a mani vuote. Tu sei generoso e degno di fiducia. Tuo padre era l’uccisore degli empi. Senza di voi, saremmo incorsi nel fuoco dell’Inferno”. Egli recitava la sua poesia e l’Imam pregava. Quando Hussain (A) terminò la propria preghiera, tornò a casa e disse al suo servitore Gambar: “È avanzato qualcosa dei beni dell’Hijàz”. Gambar rispose: “Sí, sono rimasti quattromila dinari”. L’imam Hussain (A) disse allora: “Porta quel denaro. È venuta una persona che merita piú di noi di possederli”. Si tolse il manto dalle spalle, lo stese per terra, vi versò il denaro e lo avvolse adeguatamente per non far vergognare l’uomo. Tirò fuori la mano dalla fessura della porta e diede il denaro all’uomo bisognoso; recitò dunque i seguenti versi: “Prendi questi dinari e perdonami! Devi infatti sapere che io sento compassione per te, e se oggi avessi potuto disporre di ciò che mi spetta di diritto ti avrei dato di piú. Il destino però, con le sue alterazioni, è stato crudele con noi, e oggi le nostre tasche sono vuote”. L’Imam con questa poesia voleva scusarsi con lui di non avergli potuto dare di piú. L’Arabo prese i soldi e iniziò a piangere dalla gioia. L’imam Hussain (A) chiese allora: “Perché piangi? Consideri forse poco quello che ti abbiamo dato?”. Disse: “Piango al pensiero che un giorno queste generose mani possano essere sepolte sotto terra”

{Bihàru-l’anwàr XLIV: 190}

3. Un pugno della terra di Karbalà

Harthamah dice: «Tornavamo con Alí (A) dalla battaglia di Siffín, quando arrivammo a Karbalà, ove egli si fermò ed eseguí una preghiera. Dopodiché prese un pugno di terra, l’annusò e disse: “O terra, in verità, da te sorgeranno uomini che entreranno in Paradiso senza alcuna difficoltà”». Quando Harthamah tornò da sua moglie, che era una seguace d’Alí (A), gli raccontò questa vicenda e chiese sorpreso: “Come fa Alí a sapere ciò?”. Harthamah dice: «Dopo alcuni anni Ubaidullah Ibni Ziyad mandò un’armata per combattere l’imam Hussain (A), della quale anch’io facevo parte. Quando arrivammo a Karbalà, improvvisamente rividi lo stesso luogo in cui Alí  (A) pregò; ricordai le sue parole e mi pentii d’essere venuto. Presi dunque il mio cavallo e andai da Hussain (A). Lo salutai e gli narrai ciò che in quel luogo avevo sentito da suo padre. L’Imam disse: “Sei venuto ad aiutarci o a farci guerra?”. Dissi: “O figlio del Messaggero di Dio, sono venuto ad aiutarvi, non a combattervi. Tuttavia, ho lasciato moglie e figli da soli e ho paura che Ibni Ziyad faccia loro del male”. Hussain (A), quando sentí queste parole, disse: “Ora che le cose stanno cosí, fuggi da questa terra per non vedere il luogo ove cadremo martiri, per non sentire le nostre voci. Giuro su Dio che chiunque oggi senta le nostre lamentose voci e, nonostante ciò, s’astenga dall’aiutarci, andrà all’Inferno”»

{Bihàru-l’anwàr XLIV: 255}

4. Il messaggero dell’imam Hussain (A)

La carovana dell’imam Hussain (A), durante il suo viaggio verso Kufah, arrivò in una località chiamata Hàjiz, ove egli scrisse la seguente lettera alla gente di questa città: “In nome di Dio, il Misericordioso, il Benevolo… ho ricevuto la lettera di Muslim Ibni Aqíl, il quale mi ha scritto che, ben disposti e organizzati, siete pronti ad aiutarci e a difendere i nostri diritti. Che Iddio conceda a me un futuro favorevole e a voi successo e vittoria. Possa Iddio darvi una generosa ricompensa. Ho lasciato la Mecca martedí otto zi-l-hajjah per raggiungervi, e ho mandato piú avanti il mio messaggero. Dopo aver ricevuto la mia lettera organizzatevi, io arriverò al piú presto da voi”. L’Imam diede la lettera a Qais Ibni Musahhar As-saydawiyy e lo mandò a Kufah.

Qais si diresse velocemente a Kufah, ma a Qàdisiyyah fu arrestato da Hussain Ibni Numair che era responsabile del controllo di quella zona – il quale lo volle perquisire, ma egli strappò la lettera che l’imam Hussain (A) gli aveva dato. Ibni Numair mandò Qais da Ibni Ziyad, il quale gli chiese: “Chi sei?”. “Sono uno dei seguaci d’Alí, il Principe dei Credenti, e dei suoi figli” rispose Qais. Chiese ancora: “Perché hai strappato la lettera?”. Rispose: “Affinché tu non venissi a conoscenza del suo contenuto”. Disse: “Di chi era la lettera e a chi era indirizzata?”. Rispose: “Era una lettera di Hussain (A) ad alcuni abitanti di Kufah, di cui io non conosco i nomi”. Ibni Ziyad s’arrabbiò e disse: “Giuro su Dio che non ti libererò finché non mi dirai i loro nomi o non ingiurierai sul pulpito, davanti alla gente, Hussain (A), suo padre e suo fratello. Se non farai quanto ti ho detto ti farò a pezzi”. Qais rispose: “I nomi non te li dirò mai; per quanto riguarda invece maledire Hussain (A), suo padre e suo fratello, posso fare qualcosa per te”. Salí dunque sul pulpito, lodò Dio, benedí la famiglia del Profeta e maledí Ibni Ziyad, suo padre e la dinastia dei Baní Umayyah. Dopodiché disse: “O gente di Kufah, io sono l’inviato di Hussain (A)! Ho lasciato la sua carovana nella località di Hajiz. Accettate il suo invito e andate ad aiutarlo”. Ibni Ziyad s’arrabbiò cosí tanto che lo fece gettare giú dal tetto del palazzo, rompendogli cosí le ossa del corpo. Era in fin di vita, quando Abdu-l-malik Ibni Umair, uno dei crudeli uomini d’Ibni Ziyad, lo decapitò. Fu in tal modo che Qais ricevette il martirio (che Iddio lo benedica).

{Bihàru-l’anwàr XLIV: 371}

+ Scritto in :  2 May 2012Tempo  6:51 PM  Di  Sciita del centro italia  | 

LA ZIYARAT DELL’EREDE (WAARITH)

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È una delle celebri ziyarat del nobile imam Hussain (A), nota col nome di Ziyaaratu-l-waarith. Dev’essere compiuta nel sacro mausoleo dell’Imam, dopo determinati preliminari, sotto particolari condizioni e con speciali modalità, che la maggior parte delle persone che si recano in visita a Karbalà, all’haram del Signore dei Martiri, non sono in grado di rispettare. È dunque ovvio che le persone lontane dall’Haram, non sono nelle condizioni di eseguire questa ziyarat nel modo prescritto. Tuttavia, è possibile, nella speranza di essere ricompensati da Allah, recitarla, da ogni luogo, in forma ridotta, come segue:

AS-SALAAMU °ALAYK [LA PACE SIA SU DI TE], O EREDE DI ADAMO, ELETTO DI ALLAH

AS-SALAAMU °ALAYK, O EREDE DI NOÈ, PROFETA DI ALLAH

AS-SALAAMU °ALAYK, O EREDE DI ABRAMO, AMICO DI ALLAH

AS-SALAAMU °ALAYK, O EREDE DI MOSÈ, INTERLOCUTORE DI ALLAH

AS-SALAAMU °ALAYK, O EREDE DI GESÚ, SPIRITO DI ALLAH

AS-SALAAMU °ALAYK, O EREDE DI MUHAMMAD, DILETTO DI ALLAH

AS-SALAAMU °ALAYK, O EREDE DEL PRINCIPE DEI CREDENTI, PREDILETTO DI ALLAH

AS-SALAAMU °ALAYK, O FIGLIO DI MUHAMMAD, L’ELETTO

AS-SALAAMU °ALAYK, O FIGLIO DI ALÍ, IL DILETTO

AS-SALAAMU °ALAYK, O FIGLIO DI FATIMA, LA SPLENDENTE

AS-SALAAMU °ALAYK, O FIGLIO DI KHADIJAH, LA SUPREMA

AS-SALAAMU °ALAYK, O THAARA-L-LAH [COLUI IL CUI SANGUE SARÀ VENDICATO DA ALLAH], FIGLIO DI THAARA-L-LAH, VITTIMA DI UN’INGIUSTA VENDETTA

IO ATTESTO CHE, IN VERITÀ, TU HAI SEMPRE ESEGUITO LA PREGHIERA, PAGATO LA ZAKÀT, ORDINATO IL BENE, VIETATO IL MALE E UBBIDITO AD ALLAH E AL SUO MESSAGGERO

CHE ALLAH MALEDICA LA GENTE CHE TI HA UCCISO

CHE ALLAH MALEDICA LA GENTE CHE TI HA OPPRESSO

CHE ALLAH MALEDICA LA GENTE CHE HA SENTITO CIÒ E VI HA ASSENTITO

O MIO SIGNORE, O ABAA °ABDILLAH!

IO ATTESTO CHE, IN VERITÀ, TU ERI LUCE NEGLI EMINENTI LOMBI E NEI PURI VENTRI

L’EMPIETÀ [PREISLAMICA] NON TI HA MACCHIATO CON LE SUE IMPURITÀ

NÉ È RIUSCITA A FARTI INDOSSARE LE SUE IMPURE VESTI

ATTESTO CHE, IN VERITÀ, TU SEI UNO DEI PILASTRI DELLA RELIGIONE, UNO DEI FONDAMENTI DELLA GENTE CREDENTE

ATTESTO CHE, IN VERITÀ, TU SEI L’IMAM PROBO, TIMORATO, AMATO, PURO, CHE GUIDA [LA GENTE SULLA RETTA VIA] E CHE È BEN GUIDATO [DA ALLAH]

ATTESTO CHE, IN VERITÀ, GLI IMAM DA TE DISCENDENTI SONO PAROLA DI VIRTÚ, SEGNI DI RETTA GUIDA, SONO IL PIÚ SOLIDO SOSTEGNO E LA PROVA SULLA GENTE DEL MONDO

ALLAH, I SUOI ANGELI E I SUOI MESSAGGERI SONO TESTIMONI CHE IO HO FEDE IN VOI E SONO CERTO DEL VOSTRO RITORNO

TUTTO CIÒ CHE FACCIO NELL’OSSERVARE I PRECETTI DELLA MIA RELIGIONE, OGNI OPERA CHE PORTO A TERMINE, È PER AMOR VOSTRO

IL MIO CUORE È SOTTOMESSO AL VOSTRO, E FACCIO TUTTO SEGUENDO FEDELMENTE QUELLO CHE FATE VOI

LA BENEDIZIONE DI ALLAH SIA SU DI VOI, SUI VOSTRI SPIRITI, SULLE VOSTRE SPOGLIE, SUI VOSTRI CORPI, SUI VOSTRI PRESENTI E I VOSTRI ASSENTI, SUI VOSTRI MANIFESTI E I VOSTRI NASCOSTI

A questo punto, con l’intenzione di fare visita (spirituale) al quarto infallibile Imam, Alí Ibni-l-husain As-sajjàd (A), bisogna recitare le seguenti frasi:

AS-SALAAMU °ALAYK, O FIGLIO DEL MESSAGGERO DI ALLAH

AS-SALAAMU °ALAYK, O FIGLIO DEL PROFETA DI ALLAH

AS-SALAAMU °ALAYK, O FIGLIO DEL PRINCIPE DEI CREDENTI

AS-SALAAMU °ALAYK, O FIGLIO DI HUSSAIN, IL MARTIRE

AS-SALAAMU °ALAYK, O MARTIRE

AS-SALAAMU °ALAYK, O OPPRESSO, FIGLIO DI OPPRESSO

CHE ALLAH MALEDICA LA GENTE CHE TI HA UCCISO

CHE ALLAH MALEDICA LA GENTE CHE TI HA OPPRESSO

CHE ALLAH MALEDICA LA GENTE CHE HA SENTITO CIÒ E VI HA ASSENTITO

Bisogna infine fare visita agli altri nobili Martiri di Karbalà (pace su di loro):

AS-SALAAMU °ALAYKUM [LA PACE SIA SU DI VOI], O DILETTI E AMICI DI ALLAH

AS-SALAAMU °ALAYKUM, O PRESCELTI E DESIDEROSI DI ALLAH

AS-SALAAMU °ALAYKUM, O VOI CHE AVETE AIUTATO LA RELIGIONE DI ALLAH

AS-SALAAMU °ALAYKUM, O VOI CHE AVETE AIUTATO IL MESSAGGERO DI ALLAH

AS-SALAAMU °ALAYKUM, O VOI CHE AVETE AIUTATO IL PRINCIPE DEI CREDENTI

AS-SALAAMU °ALAYKUM, O VOI CHE AVETE AIUTATO FATIMA, LA SIGNORA DI TUTTE LE DONNE DEL CREATO

AS-SALAAMU °ALAYKUM, O VOI CHE AVETE AIUTATO ABU MUHAMMAD, AL-HASAN IBNI ALÍ [IL SECONDO IMAM], L’AMICO BENEVOLO

AS-SALAAMU °ALAYKUM, O VOI CHE AVETE AIUTATO ABU ABDILLAH [L’IMAM HUSSAIN]

POSSANO ESSERE I MIEI GENITORI SACRIFICATI PER VOI!

VOI SIETE PURI E PURA È LA TERRA NELLA QUALE SIETE SEPOLTI

VOI AVETE RAGGIUNTO UN’IMMENSA BEATITUDINE

AVREI VOLUTO ANCH’IO ESSERE CON VOI, PER RAGGIUNGERE CON VOI LA BEATITUDINE [ETERNA]

ASSOCIAZIONE ISLAMICA DELL’AHLU-L-BAYT

+ Scritto in :  2 May 2012Tempo  6:44 PM  Di  Sciita del centro italia  | 

Bismi-l-Laahi-r-Rahmaani-r-Rahim

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Qaala Rasulu-l-Lahi (S)

Afdalu nisaaa-i ahli-l-jannah Khadijatu bintu Khuwailid wa Faatimatu bintu Muhammad wa Aaasiyatu bintu Muzaahim wa Mariamu bintu °Imraan

In nome di Allah, il Misericordioso, il Benevolo

Il Messaggero di Allah (S) disse

Le migliori donne della gente del Paradiso sono: Khadijah figlia di Khuwailid, Fatima figlia di Muhammad, Asiyah figlia di Muzahim, e Maria figlia di Imran

Questo, e molti altri hadith, dimostrano l’assoluta superiorità della nobile Khadijah (A) su tutte le altre mogli del sommo Profeta (S). A tal proposito, è utile consultare le seguenti fonti sunnite:

-         Il Musnad di Ahmad Bin Hanbal, vol. I, pagg. 293 e 322, Ed. Al-maymaniyyah (Egitto);

-         Al’isti°aab di Bin Abdi-l-birr Al-maalikiyy, vol. IV, pagg. 284 e 376;

-         Al-mustadrak Ala-s-sahihain, del Haakim, vol. III, pag. 160;

-         Talkhisu-l-mustadrak, del Zahabiyy, in una nota al Mustadrak, vol. III, pag. 160;

-         Zakhaa’iru-l°uqbaa, di Muhibbu-d-din At-tabariyy Ash-shaafi°iyy, pag. 42;

-         Usdu-ghaabah, di Ibni-l’athir Ash-shaafi°iyy, vol. V, pag. 437;

-         Al’isaabah, di Bin Hajar Al-asqalaaniyy Ash-shaafi°iyy, vol. IV, pag. 378;

-         Yunaabi°u-l-mawaddah, dell’hanafita Qunduziyy, pagg. 172, 173, 198 e 246, Ed. Istambul; pagg. 202, 204 e 234, Ed. Al-haydariyyah.

Mustafà Bakhshkon Milani

+ Scritto in :  2 May 2012Tempo  6:42 PM  Di  Sciita del centro italia  | 

IL LAMENTO DI ASHURÀ

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Il profumo dei candidi fiori caduti al suolo nel giorno di Ashurà inebria in ogni luogo e in ogni epoca il cuore dei sinceri amici di Dio.

Il puro sangue di Hossain mette a tacere la ribelle ragione e lancia i cuori al sommo atto di sacrificio sulla retta via dell’Amato.

L’esempio del Signore dei Martiri rompe i veli della paura e predispone l’anima al martirio.

Vieni Ashurà! Colma i nostri cuore dell’amore per Hossain. Riempi i nostri occhi delle lacrime che ci purificano dal peccato.

I profondi occhi del prode Abbàs, ricoperti di polvere e sangue, non osano guardare il triste viso dell’Imam. Eppure egli è l’amato figlio di Alí, il Fregio dei Baní Hàshim, l’eroe di Karbalà, il compagno dell’Eufrate, il fedelissimo fratello del Signore dei Martiri. Egli era un perfetto esempio di rispetto e gentilezza: solo agli ultimi respiri osò chiamare Hossain fratello.

Certo, nel viso dell’Imam puoi vedere la sanguinante gola di Alí Asghar, l’oppresso corpo di Alí Akbar, i bianchi capelli del canuto Habíb Ben Mazahír intrisi di giovane sangue, le lacrime di Zaynab, le crudeli catene dell’imam Sajjàd, l’innocente sorriso del piccolo Qàsim, l’ansia di Sukàynah, la solitudine di Ruqiyyah, il lamento della nobile moglie di Hossain, e, piú di ogni altra cosa, Fatima che piange il suo amato figlio nell’arida piana di Karbalà.

Il petto di Hossain denuncia la crudeltà e l’ignoranza della gente, invitando tutti gli uomini liberi a ribellarsi ai tiranni, in ogni luogo e in tutte le epoche.

Ben lontana è da noi la viltà! Questo è il santo grido del Signore dei Nobili, il credo degli uomini liberi, il sentiero dei timorati, la chiave del Paradiso di Allah, lo scudo contro l’Inferno, l’onore di ogni credente devoto, il destino di ogni martire beato.

O Signore dei Martiri, liberaci dalle catene della viltà! Proteggici con un atomo del tuo onore!

O fedele cavallo di Hossain, parla degli ultimi respiri del nostro imam. Parla di quando, a testa bassa, pieno di vergogna, sei ritornato dalla piccola Sukaynah. Parla di quando questa nobile figlia del Messaggero di Allah, angosciata, ti ha chiesto: “L’hanno forse dissetato prima di ucciderlo?”. Parla Zhu-l-janàh, incendia i nostri cuori, brucia le nostre anime, avvicinaci a Karbalà. O tu che porti sul tuo corpo il puro sangue del Martire, o tu che lo hai accompagnato fino all’ultimo respiro, o tu che desideravi cadere accanto al tuo padrone, o tu che avresti preferito morire invece di vedere le lacrime della innocente Sukaynah, parlami di Hossain, ti prego parla, tu che sei stato testimone degli ultimi istanti del santo figlio della pura Fatima.

O Muslim, o fido ambasciatore del sacro Martire di Karbalà, t’invidio! Tu sei morto prima di Hossain, come Hossain, per Hossain e in Hossain! O Muslim, o prode figlio di Aqíl, l’amore per Hossain t’ha portato a Kufah, la quale t’ha tradito e abbandonato. Pregasti con gli angeli nella grande moschea della Città Infedele. Cadde la tua testa sotto la lama del boia, preludendo al vicino supplizio di Hossain.

O Zaynab, audace figlia del Leone di Allah, parlami di Hossain, parlami di tuo fratello, parlami di quando hai baciato le sacre vene del suo oppresso collo, parlami del dolore delle Orfane, parlami del fuoco che divorò le tende, parlami del corpo senza testa del sacro Martire di Karbalà, parlami di Alí Akbar, il ritratto vivente del Sigillo dei Profeti, parlami dei lamenti di Fatima, parlami di Ruqiyyah, morta accanto alla testa del suo amato padre, parlami di Kufah, di Damasco, dei tuoi celebri sermoni, con i quali hai continuato la via di Hossain, del ritorno a Karbalà, delle vuote case dei Martiri a Medina, dei vicoli che reclamavano i passi di Hossain, del triste mendico che reclamava la carità di Abbàs, di Sajjàd e del suo interminabile pianto.

O vile Yazíd, figlio illegittimo di figli illegittimi, sai chi hai ucciso? Sai che sangue hai versato? Sai chi era il padre del Martire di Karbalà? Sai chi era la casta madre di Hossain? Sai quante volte il santo Profeta ha baciato la bocca che tu hai offeso con la khayzuràn? Ricordi quando la santa Zaynab ti chiamò Figlio dei Liberati? Che Iddio ti maledica assieme ai tuoi empi padri.

O Fatima, ricordaci il giorno della nascita di Hossain, parlaci di quanto avete pianto quando il santo Profeta, con il nobile neonato tra le mani, e con le lacrime agli occhi, predisse il glorioso martirio nel suo del suo terzo vicario.

O santi martiri di Karbalà, tutto avete sacrificato per il vostro imam: la vita, i beni, l’onore. In cambio Allah v’ha dato il Suo Paradiso, nel quale fa entrare solo i Suoi devoti servi.

Avrei voluto essere tra di voi, combattere al vostro fianco, donare il mio umile sangue a Hossain, proteggerlo con il mio corpo, consolare le sue bambine, difendere l’onore della santa Zaynab, portare io le catene che laceravano la nobile pelle di Sajjad, alleviare le terribili pene del mio Imam, coprire con il mio lamento quello delle donne della santa famiglia di Hossain, uccidere i nemici di Dio, vendicare i Suoi amici.

Ma ahimè il tempo m’è nemico, e l’unica cosa che vi posso offrire è il mio devoto pianto.

ASSOCIAZIONE ISLAMICA DELL’AHLU-L-BAYT

+ Scritto in :  2 May 2012Tempo  6:41 PM  Di  Sciita del centro italia  | 

MUSICA LECITA E PROIBITA NELL’ISLAM


Tra gli svaghi che possono confortare l’anima, far piacere al cuore e allietare le orecchie vi è la musica, il cantare e suonare. L’Islam permette tali atti sotto determinate condizioni: non devono essere osceni o dannosi alla morale islamica.
Al fine di creare un’atmosfera di gioia e felicità si può cantare durante le occasioni di festa; le limitazioni da osservare sono:
·    Il soggetto in questione nelle canzoni non deve essere contrario agli insegnamenti dell’Islam. Per esempio se la canzone è cantata da un ubriaco che invita la gente a bere, cantare o ascoltare tale musica, essa è haram.
·    Sebbene il soggetto in sé non è contro gli insegnamenti dell’Islam, le modalità di esecuzione possono renderlo haram. Ad esempio, se il cantare è accompagnato da suggestivi movimenti sensuali.
·    L’Islam combatte contro gli eccessi e le stravaganze in ogni cosa, anche nell’adorazione. Come può dunque tollerare gli eccessi nel divertimento? Non deve esser sprecato troppo tempo in tali attività; la priorità va data agli obblighi religiosi e al compimento delle buone azioni.
·    Ogni individuo deve saper giudicare se stesso. Se qualche canzone accresce eccessivamente la propria passione conducendo al peccato e a istinti animali, deve essere evitata (chiudendo la porta alle tentazioni).
DISTINZIONE TRA MUSICA HALAL E HARAM
·    La musica e gli strumenti musicali sono leciti.
·    La liceità della musica dipende dalla liceità delle intenzioni.
·    Non vi è argomento contro gli strumenti musicali.
·    Non vi è argomento contro la musica con parole neutrali.
·    È raccomandato per i compositori musulmani di scrivere canzoni positive, educative, religiose e rivoluzionarie.
·    Non vi è argomento contro la vendita di strumenti musicali e musica positiva.
·    Tutte le implicazioni con la musica corrotta sono haram.
Una civiltà è giudicata positivamente per merito dei suoi traguardi culturali e artistici. La musica è una forma d’arte importante con un enorme carico di influenza socio-culturale.
Non esistono hadith autentici che proibiscono categoricamente la musica nell’Islam. Alcuni hadith sunniti che proibiscono certi strumenti musicali sono stati falsificati. Quello che proibisce l’Islam è la musica decadente, corrotta e immorale.
Ci sono molti benefici derivati dalla musica e dalle istruzioni musicali. La musica ha scopi medici. La musica dolce può calmare l’anima e rilassare la mente e il corpo. La musica energica può servire contro le frustrazioni, le tensioni e lo stress. La musica romantica può accrescere l’amore tra marito e moglie. La musica religiosa può aumentare la spiritualità. La musica educativa può espandere l’intelletto. La musica rivoluzionaria può aiutare gli oppressi a ribellarsi dai tiranni. Le istruzioni musicali insegnano la disciplina e vari elementi della matematica.
Sebbene le persone possano vivere senza musica, la musica certamente arricchisce le nostre vite. Un governo islamico deve promuovere la cultura in tutte le sue forme: musica, arte, letteratura ecc.
REGOLE RIGUARDANTI LA MUSICA
La scuola Jafarita differenzia tra ghina (musica decadente e corrotta) e musica lecita (quella islamica, militare, rivoluzionaria tradizionale ecc.). Secondo le fonti sciite (del diritto islamico), la liceità della musica dipende dalle intenzioni e dagli obbiettivi: “Se la musica causa l’eccitazione dei piaceri sensuali è haram, altrimenti la musica è lecita” (Ayatollah Fazel-e Lankaràni). “La musica vana che diverte e cattura l’ascoltatore è proibita. Ma non c’è problema con la musica che non presenta questi difetti” (Ayatollah Imam Seyyed Alì Khamenei). Secondo l’Ayatollah Sistani le canzoni islamiche non sono haram, lo sono solo quelle con elementi di ghina. Ma se vi sono testi halal combinati con musica decadente, il tutto risulta haram.
LA SURA DI LUQMÀN
“Tra gli uomini vi è chi compra storie ridicole per traviare gli uomini dal Sentiero di Allah e burlarsi di Lui: quelli avranno un castigo umiliante” {Corano XXXI: 6}
Secondo alcuni, questo versetto della Sura di Luqmàn proibirebbe la musica. Ma ciò non è corretto.
Nadhr Ibn Harith era in Siria per commerciare. Egli tornò a casa raccontando storie di eroi Persiani che recitavano alcune leggende dei Quraysh alla Mecca. Faceva ciò con l’intento di catturare l’attenzione della gente. Ma Nadhr Ibn Harith era un Persiano che preferiva i romanzi persiani al Messaggio di Allah; egli sviò molti uomini dalla Retta Via. Questo è il motivo per cui fu rivelato il versetto in questione (secondo fonti sia sciite sia sunnite). Il versetto dice “storie ridicole”. Qualche studioso dichiara che debba esser applicato anche alla musica. Ma questa è solo un’interpretazione. In verità non include la musica islamica e rivoluzionaria. Il Corano proibisce le “storie ridicole” che sviano la gente dall’Islam. Al contrario le opere che insegnano la retta via e ricordano Allah devono essere tenute in considerazione da ogni credente.

+ Scritto in :  2 May 2012Tempo  6:39 PM  Di  Sciita del centro italia  | 

LA NASCITA DELLA NOBILE FATIMA (A)

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IN NOME DI ALLAH

LA NASCITA DELLA NOBILE FATIMA (A)

LA MADRE DI FATIMA

Khadíjah (A), madre della nobile Fatima (A), apparteneva a una delle importanti famiglie della tribú dei Quraysh, i cui componenti erano tutti sapienti e sinceri seguaci della religione del nobile profeta Abramo (A).

Si sposò in giovane età con Atíq Ibni ´Aaiz. Dopo poco tempo, rimase però vedova, ereditando dal defunto marito un ingente capitale. Si risposò dunque con uno degli eminenti uomini della tribú dei Baní Tamím. Perse però anche il secondo marito, ereditando ancora una volta una grande ricchezza.

Investendo in modo lecito il proprio capitale, aumentò notevolmente i propri averi. Riguardo a ciò Ibni Hishàm scrive: “Khadijah era un nobile e ricca donna impegnata in attività commerciali. Stipendiava gli uomini affinché curassero i suoi affari”. Questa grande capacità imprenditoriale dimostra l’eccezionale ingegno di questa nobile donna, la sua indipendenza e le sue grandi conoscenze, specialmente se si considera che prima dell’avvento dell’Islam la donna era stata privata dei suoi piú elementari diritti.

Dopo essere rimasta per due volte vedova, si dedicò, completamente alle sue attività, rinunciando a risposarsi. I pretendenti erano molti e tutti pronti a fare sostanziali doni nuziali, ma la nobile donna li respingeva. D’improvviso però decise di sposarsi con un nobile uomo di nome Muhammad (S). Fece lei, insistendo, la proposta di matrimonio e s’impegnò addirittura di pagare, da parte del nobile uomo, il proprio mahr [dono nuziale]. Il fatto era cosí insolito che fu oggetto di burle e di rimproveri. La nobile Khadíjah non era alla ricerca di un marito ricco e benestante, bensí aspirava a sposare un uomo dotato di una straordinaria e immensa carica spirituale.

Fu per questo che, dopo aver sentito da alcuni sapienti che Muhammad (S) era il Profeta Promesso, lo incaricò per un certo tempo di gestire i suoi affari, e chiese a una persona di fiducia di osservare il comportamento del nobile uomo. Khadijah rimase stupefatta dalle notizie che riceveva riguarda al santo Muhammad (S), e non esitò piú. Lo fece chiamare e gli disse: “O Muhammad (S), Siccome ho constatato la tua nobiltà, affidabilità, il tuo buon carattere e la tua sincerità desidero sposarmi con te”. Dopo alcune consultazioni tra i parenti delle due parti, fu raggiunto finalmente l’accordo grazie al quale la generosa donna ebbe l’onore di unirsi in matrimonio con il futuro messaggero di Dio.

Khadijah si dimostrò sempre una consorte devota, affettuosa ed estremamente generosa. Ciò che la distingueva dalle altre donne era la sua straordinaria lungimiranza e profonda fede. Conosceva bene il nobile obbiettivo del marito e lo condivideva in pieno. Fu questo il motivo per il quale affidò a Muhammad (S) il suo immenso patrimonio, dicendogli semplicemente: “Spendilo, come meglio credi, per divulgare la religione di Dio”

Tante nobili qualità avevano suscitato nell’animo di Muhammad (S) un sentimento cosí profondo da non esaurirsi nemmeno dopo la morte della nobile consorte. Dice infatti Àishah: “Il Profeta aveva un ricordo cosí buono di Khadijah che un giorno gli dissi: ‘O Inviato di Dio, Khadijah non era che una vecchia donna! Dio ti ha donato di meglio”. Il Profeta  s’arrabbiò e disse: “Giuro su Dio, che Dio non mi ha donato di meglio. Khadijah diventò musulmana quando ancora gli altri erano miscredenti. Attestò la mia sincerità quando gli altri mi davano del bugiardo. Mi diede gratuitamente i suoi averi quando gli altri si rifiutavano di aiutarmi. Dio ha fatto discendere la mia generazione dalla prole di Khadijah’. Da quel momento in poi decisi di non parlare piú male di Khadijah

Khadijah insieme al nobile Profeta e al Principe dei Credenti Alí (la pace sia su di loro) erano i componenti della prima famiglia islamica della storia. L’abitazione del sommo Profeta e di Khadijah, dove i tre dimoravano, si era trasformata nel centro di una divina rivoluzione destinata a restaurare la fede e la spiritualità in tutto il mondo. Da questo sacro centro sarebbe partita un’instancabile lotta contro la miscredenza e l’idolatria. Ciò che però c’interessa mettere qui in evidenza è l’apporto dato da Khadijah in questa difficile impresa. Oltre ad aiutare il generoso Profeta dal punto di vista economico, lo sosteneva anche sotto l’aspetto morale. Il nobile Muhammad (S) aveva infatti in Khadijah una saggia e fedele confidente, sempre pronta ad alleviare le sue pene e a incoraggiarlo nel proseguimento della sua difficile missione.

Quanto finora detto, ci fa capire perché la suprema Khadijah, madre della piú nobile donna del mondo, viene annoverata tra le piú grandi donne della storia dell’umanità.

IL COMANDO DIVINO

Un giorno l’arcangelo Gabriele (A) discese per ordine divino, e disse all’Inviato di Allah: “Dio l’Immenso ti manda la Sua pace e dice: ‘Stai lontano da Khadijah per quaranta giorni e dedicati agli atti di adorazione e alla preghiera notturna’”. Il sommo Profeta ubbidí al comando divino: digiunava di giorno e si dedicava alla preghiera e agli altri atti di adorazione di notte. Incaricò inoltre Ammar di avvertire Khadijah dell’avvenuto e di non preoccuparsi. Trascorsi i quaranta giorni, discese l’Angelo di Dio con un cibo proveniente dal Paradiso, e lo donò al santo Profeta, il quale, dopo averlo consumato, si preparò per eseguire le sue abituali preghiere. Discese però Gabriele (A) e gli comunicò che Dio aveva deciso di creare una pura creatura, e che doveva perciò ritornare da Khadijah. Il sommo Profeta ubbidí, e quella stessa sera fu concepita la casta Fatima (A).

IL PERIODO DI ATTESA

Quando Khadijah sposò l’Inviato di Dio le donne della Mecca la abbandonarono completamente, lasciandola in uno stato di completo isolamento. Si narra addirittura che queste crudeli donne impedivano alla gente di farle visita. Per questo motivo la nobile donna era sempre triste. Quando però Dio le donò Fatima (A) la sua vita si colmò di gioia: ora aveva qualcuno con cui confidarsi.

Il periodo d’attesa fu caratterizzato da un evento straordinario. L’arcangelo Gabriele (A) discese per dare una lieta novella a Muhammad (S): “O Inviato di Dio, la creatura che Khadijah ha nel ventre è una nobile bambina, dalla quale discenderà la tua progenie. Lei sarà la madre delle Guide della Religione, che dopo il compimento della rivelazione divina saranno i tuoi successori”. Quando il generoso Profeta riferí la lieta novella a Khadijah, il cuore della nobile donna si colmò di gioia.

LA NASCITA DI FATIMA

La nascita di Fatima (A) fu per la sua nobile madre uno dei momenti piú difficili della sua luminosa vita, e allo stesso tempo uno dei momenti piú gloriosi della sua nobile esistenza. Infatti, quando Khadijah era pronta a partorire, nessuna delle donne della Mecca aveva accettato di aiutarla. Una donna cosí nobile e generosa, completamente isolata in uno dei momenti piú difficili della sua vita!

Ma Khadijah, donna saggia, sapiente e timorata si rifugiò in Dio e chiese il Suo aiuto. Si narra che una serie di pure donne del Paradiso vennero, per volere di Dio, in aiuto di Khadijah. Fu cosí che la timorata donna partorí. Era finalmente nata la piú nobile donna di tutti i tempi.

Riguardo alla data di nascita, Koolayni dice: “Fatima (A) nacque cinque anni dopo l’inizio della missione profetica dell’Inviato di Dio (S), e morí quando aveva diciotto anni e settantacinque giorni. Dopo la morte del padre visse settantacinque giorni”

DATI BIOGRAFICI DELLA NOBILE FATIMA (A)

Epiteto: la Splendente (Az-zahrà)

Soprannomi: Madre dei Puri Imam (Ummu-l’a’immati-l’athàr), Madre di Hassan (Ummu-l-hasan), Madre di Hussain (Ummu-l-hussain), Madre dei Credenti (Ummu-l-mu’minin), Madre delle Virtú (Ummu-l-fada’il), signora di tutte le donne del creato (Sayyídatu-n-nisà-il´alamin), la Migliore delle Donne (Khairu-n-nisà), colei che si è distaccata dal mondo [per annullarsi in Dio] (Al-batul), Madre del Migliore (Ummu-l-khiaràh), Madre dei Nobili (Ummu-n-nujabà), Madre dei Boccioli (Ummu-l-azhàr).

Suo padre: Muhammad, l’Inviato di Dio.

Sua madre: Khadijatu-l-kubra, Madre dei Credenti.

Data di nascita: venerdí, 20 jumàda-th-thani, cinque anni dopo l’inizio della missione del santo Profeta (otto anni prima dell’Egira).

Luogo di nascita: La Mecca.

Data del martirio: martedí, 3 jumada-th-thani anno 11.

Età: diciotto anni.

Causa della morte: è caduta martire per difendere la wilàyah, uccisa dagli empi che hanno impedito al Principe dei Credenti di succedere, per volontà di Dio, al Profeta.

Luogo di sepoltura: ignoto (per sua volontà testamentaria).

Figli: due maschi e altrettante femmine (ebbe anche un altro maschio di nome Muhsin che, sempre a causa delle vicissitudini che la colpirono dopo la morte del padre, morí nel ventre materno).

I maschi: Hassan e Hussain.

Le femmine: Zainab Al-kubrà, Zainab As-sugrà (soprannominata Ummu Kulthum).

Iscrizione sull’anello: “Dio è il custode della mia infallibilità” (Allàhu Walíyyu Ismati).

ASSOCIAZIONE ISLAMICA DELL’AHLU-L-BAYT

+ Scritto in :  2 May 2012Tempo  6:38 PM  Di  Sciita del centro italia  | 

LA MADRE DI FATIMA

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IN NOME DI ALLAH

LA NASCITA DELLA NOBILE FATIMA (A)

LA MADRE DI FATIMA

Khadíjah (A), madre della nobile Fatima (A), apparteneva a una delle importanti famiglie della tribú dei Quraysh, i cui componenti erano tutti sapienti e sinceri seguaci della religione del nobile profeta Abramo (A).

Si sposò in giovane età con Atíq Ibni ´Aaiz. Dopo poco tempo, rimase però vedova, ereditando dal defunto marito un ingente capitale. Si risposò dunque con uno degli eminenti uomini della tribú dei Baní Tamím. Perse però anche il secondo marito, ereditando ancora una volta una grande ricchezza.

Investendo in modo lecito il proprio capitale, aumentò notevolmente i propri averi. Riguardo a ciò Ibni Hishàm scrive: “Khadijah era un nobile e ricca donna impegnata in attività commerciali. Stipendiava gli uomini affinché curassero i suoi affari”. Questa grande capacità imprenditoriale dimostra l’eccezionale ingegno di questa nobile donna, la sua indipendenza e le sue grandi conoscenze, specialmente se si considera che prima dell’avvento dell’Islam la donna era stata privata dei suoi piú elementari diritti.

Dopo essere rimasta per due volte vedova, si dedicò, completamente alle sue attività, rinunciando a risposarsi. I pretendenti erano molti e tutti pronti a fare sostanziali doni nuziali, ma la nobile donna li respingeva. D’improvviso però decise di sposarsi con un nobile uomo di nome Muhammad (S). Fece lei, insistendo, la proposta di matrimonio e s’impegnò addirittura di pagare, da parte del nobile uomo, il proprio mahr [dono nuziale]. Il fatto era cosí insolito che fu oggetto di burle e di rimproveri. La nobile Khadíjah non era alla ricerca di un marito ricco e benestante, bensí aspirava a sposare un uomo dotato di una straordinaria e immensa carica spirituale.

Fu per questo che, dopo aver sentito da alcuni sapienti che Muhammad (S) era il Profeta Promesso, lo incaricò per un certo tempo di gestire i suoi affari, e chiese a una persona di fiducia di osservare il comportamento del nobile uomo. Khadijah rimase stupefatta dalle notizie che riceveva riguarda al santo Muhammad (S), e non esitò piú. Lo fece chiamare e gli disse: “O Muhammad (S), Siccome ho constatato la tua nobiltà, affidabilità, il tuo buon carattere e la tua sincerità desidero sposarmi con te”. Dopo alcune consultazioni tra i parenti delle due parti, fu raggiunto finalmente l’accordo grazie al quale la generosa donna ebbe l’onore di unirsi in matrimonio con il futuro messaggero di Dio.

Khadijah si dimostrò sempre una consorte devota, affettuosa ed estremamente generosa. Ciò che la distingueva dalle altre donne era la sua straordinaria lungimiranza e profonda fede. Conosceva bene il nobile obbiettivo del marito e lo condivideva in pieno. Fu questo il motivo per il quale affidò a Muhammad (S) il suo immenso patrimonio, dicendogli semplicemente: “Spendilo, come meglio credi, per divulgare la religione di Dio”

Tante nobili qualità avevano suscitato nell’animo di Muhammad (S) un sentimento cosí profondo da non esaurirsi nemmeno dopo la morte della nobile consorte. Dice infatti Àishah: “Il Profeta aveva un ricordo cosí buono di Khadijah che un giorno gli dissi: ‘O Inviato di Dio, Khadijah non era che una vecchia donna! Dio ti ha donato di meglio”. Il Profeta  s’arrabbiò e disse: “Giuro su Dio, che Dio non mi ha donato di meglio. Khadijah diventò musulmana quando ancora gli altri erano miscredenti. Attestò la mia sincerità quando gli altri mi davano del bugiardo. Mi diede gratuitamente i suoi averi quando gli altri si rifiutavano di aiutarmi. Dio ha fatto discendere la mia generazione dalla prole di Khadijah’. Da quel momento in poi decisi di non parlare piú male di Khadijah

Khadijah insieme al nobile Profeta e al Principe dei Credenti Alí (la pace sia su di loro) erano i componenti della prima famiglia islamica della storia. L’abitazione del sommo Profeta e di Khadijah, dove i tre dimoravano, si era trasformata nel centro di una divina rivoluzione destinata a restaurare la fede e la spiritualità in tutto il mondo. Da questo sacro centro sarebbe partita un’instancabile lotta contro la miscredenza e l’idolatria. Ciò che però c’interessa mettere qui in evidenza è l’apporto dato da Khadijah in questa difficile impresa. Oltre ad aiutare il generoso Profeta dal punto di vista economico, lo sosteneva anche sotto l’aspetto morale. Il nobile Muhammad (S) aveva infatti in Khadijah una saggia e fedele confidente, sempre pronta ad alleviare le sue pene e a incoraggiarlo nel proseguimento della sua difficile missione.

Quanto finora detto, ci fa capire perché la suprema Khadijah, madre della piú nobile donna del mondo, viene annoverata tra le piú grandi donne della storia dell’umanità.

IL COMANDO DIVINO

Un giorno l’arcangelo Gabriele (A) discese per ordine divino, e disse all’Inviato di Allah: “Dio l’Immenso ti manda la Sua pace e dice: ‘Stai lontano da Khadijah per quaranta giorni e dedicati agli atti di adorazione e alla preghiera notturna’”. Il sommo Profeta ubbidí al comando divino: digiunava di giorno e si dedicava alla preghiera e agli altri atti di adorazione di notte. Incaricò inoltre Ammar di avvertire Khadijah dell’avvenuto e di non preoccuparsi. Trascorsi i quaranta giorni, discese l’Angelo di Dio con un cibo proveniente dal Paradiso, e lo donò al santo Profeta, il quale, dopo averlo consumato, si preparò per eseguire le sue abituali preghiere. Discese però Gabriele (A) e gli comunicò che Dio aveva deciso di creare una pura creatura, e che doveva perciò ritornare da Khadijah. Il sommo Profeta ubbidí, e quella stessa sera fu concepita la casta Fatima (A).

IL PERIODO DI ATTESA

Quando Khadijah sposò l’Inviato di Dio le donne della Mecca la abbandonarono completamente, lasciandola in uno stato di completo isolamento. Si narra addirittura che queste crudeli donne impedivano alla gente di farle visita. Per questo motivo la nobile donna era sempre triste. Quando però Dio le donò Fatima (A) la sua vita si colmò di gioia: ora aveva qualcuno con cui confidarsi.

Il periodo d’attesa fu caratterizzato da un evento straordinario. L’arcangelo Gabriele (A) discese per dare una lieta novella a Muhammad (S): “O Inviato di Dio, la creatura che Khadijah ha nel ventre è una nobile bambina, dalla quale discenderà la tua progenie. Lei sarà la madre delle Guide della Religione, che dopo il compimento della rivelazione divina saranno i tuoi successori”. Quando il generoso Profeta riferí la lieta novella a Khadijah, il cuore della nobile donna si colmò di gioia.

LA NASCITA DI FATIMA

La nascita di Fatima (A) fu per la sua nobile madre uno dei momenti piú difficili della sua luminosa vita, e allo stesso tempo uno dei momenti piú gloriosi della sua nobile esistenza. Infatti, quando Khadijah era pronta a partorire, nessuna delle donne della Mecca aveva accettato di aiutarla. Una donna cosí nobile e generosa, completamente isolata in uno dei momenti piú difficili della sua vita!

Ma Khadijah, donna saggia, sapiente e timorata si rifugiò in Dio e chiese il Suo aiuto. Si narra che una serie di pure donne del Paradiso vennero, per volere di Dio, in aiuto di Khadijah. Fu cosí che la timorata donna partorí. Era finalmente nata la piú nobile donna di tutti i tempi.

Riguardo alla data di nascita, Koolayni dice: “Fatima (A) nacque cinque anni dopo l’inizio della missione profetica dell’Inviato di Dio (S), e morí quando aveva diciotto anni e settantacinque giorni. Dopo la morte del padre visse settantacinque giorni”

DATI BIOGRAFICI DELLA NOBILE FATIMA (A)

Epiteto: la Splendente (Az-zahrà)

Soprannomi: Madre dei Puri Imam (Ummu-l’a’immati-l’athàr), Madre di Hassan (Ummu-l-hasan), Madre di Hussain (Ummu-l-hussain), Madre dei Credenti (Ummu-l-mu’minin), Madre delle Virtú (Ummu-l-fada’il), signora di tutte le donne del creato (Sayyídatu-n-nisà-il´alamin), la Migliore delle Donne (Khairu-n-nisà), colei che si è distaccata dal mondo [per annullarsi in Dio] (Al-batul), Madre del Migliore (Ummu-l-khiaràh), Madre dei Nobili (Ummu-n-nujabà), Madre dei Boccioli (Ummu-l-azhàr).

Suo padre: Muhammad, l’Inviato di Dio.

Sua madre: Khadijatu-l-kubra, Madre dei Credenti.

Data di nascita: venerdí, 20 jumàda-th-thani, cinque anni dopo l’inizio della missione del santo Profeta (otto anni prima dell’Egira).

Luogo di nascita: La Mecca.

Data del martirio: martedí, 3 jumada-th-thani anno 11.

Età: diciotto anni.

Causa della morte: è caduta martire per difendere la wilàyah, uccisa dagli empi che hanno impedito al Principe dei Credenti di succedere, per volontà di Dio, al Profeta.

Luogo di sepoltura: ignoto (per sua volontà testamentaria).

Figli: due maschi e altrettante femmine (ebbe anche un altro maschio di nome Muhsin che, sempre a causa delle vicissitudini che la colpirono dopo la morte del padre, morí nel ventre materno).

I maschi: Hassan e Hussain.

Le femmine: Zainab Al-kubrà, Zainab As-sugrà (soprannominata Ummu Kulthum).

Iscrizione sull’anello: “Dio è il custode della mia infallibilità” (Allàhu Walíyyu Ismati).

ASSOCIAZIONE ISLAMICA DELL’AHLU-L-BAYT

+ Scritto in :  2 May 2012Tempo  6:36 PM  Di  Sciita del centro italia  | 

IL VERBO DI ALÍ (A)

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Nel dissenso sii come il cammello di giovane età, [che non ha] né dorso su cui salire né mammella da mungere.

Umilia se stesso chi, dentro di sé, è avido.

Assente alla [propria] abiezione chi svela le sue afflizioni.

Offende se stesso chi si fa dominare dalla propria lingua.

L’avarizia è infamia.

La povertà impedisce alla persona perspicace di esporre le sue ragioni.

Il povero è straniero persino nella propria città.

L’incapacità è sventura.

La pazienza è coraggio.

Il disinteresse per le cose del mondo è ricchezza.

Il timor di Dio è uno scudo.

La sapienza è una preziosa eredità.

Le buone maniere sono un abito sontuoso, un fregio.

Il pensiero è uno specchio nitido.

Il petto del saggio è lo scrigno dei suoi segreti.

L’ilarità è la trappola per [catturare] l’affetto [altrui].

La sopportazione [delle difficoltà] è la tomba dei difetti.

Chiedere [per sapere] è il mezzo per coprire i difetti.

Chi si compiace di se stesso, [deve sapere che] molte saranno le persone che si adireranno con lui.

La carità è una medicina efficace.

Le azioni che gli uomini compiono in questa vita saranno sotto i loro occhi in quella ultraterrena.

Stupitevi di questo essere umano: vede con un pezzo di grasso, parla con un pezzo di carne, sente mediante un osso e respira attraverso un’apertura.

Quando il mondo viene incontro a qualcuno gli presta meriti non suoi, quando invece gli volta le spalle lo priva dei suoi.

La piú incapace delle persone è chi non sa trovare amici. Piú incapace, invece, è chi non sa mantenere le amicizie.

Quando ricevete l’inizio di un dono, non allontanatene da voi la fine, ringraziando inadeguatamente [chi ve lo concede].

A colui che è abbandonato da chi [gli] è vicino, sarà destinato [l’aiuto di] chi [gli] è lontano.

Non si possono biasimare tutte le persone che sono state ingannate [poiché alcune di loro potrebbero non avere colpa].

ASSOCIAZIONE ISLAMICA DELL’AHLU-L-BAYT

+ Scritto in :  2 May 2012Tempo  6:35 PM  Di  Sciita del centro italia  | 

Il Martirio

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Il Messaggero di Allah disse: “Sopra ogni bene ne esiste un altro, all’infuori del martirio sul sentiero di Allah, sopra il quale non v’è alcun bene” {Bihàru-l’anwàr 100: 10}

Uno degli argomenti recentemente più discussi, sia nel mondo islamico sia non islamico, è sicuramente la questione del martirio o shahàdah.

Ash-shahíd è uno dei novantanove nomi (attributi) di Allah, una manifestazione del Suo essere. La shahàdah è una manifestazione divina nella quale il vero credente mostra il suo amore per Allah, e sfocia in un’unica espressione dove si annulla ogni rapporto uomo-Dio: questi diventano una cosa sola.

Similmente la jihàd ha un significato spirituale e non meramente materiale: essa è lo sforzo verso la restaurazione dell’ordine naturale e dell’armonia universale, a un livello umano interiore ed esteriore. Il combattimento acquista dunque un valore metafisico nel quale ogni sorta di percezione individualistica viene eliminata, e il martirio diventa il centro nel quale lo stato di fanà (annullamento in Allah) risiede nella sua completa realizzazione: “E non dite che sono morti coloro che sono stati uccisi sulla via di Allah, ché, invece, sono vivi e non ve ne accorgete” {Corano II: 154}

Molti sono stati tratti in inganno da un versetto del sacro Corano nel quale viene proibito il suicidio: “Non uccidetevi con le vostre stesse mani. Allah è misericordioso verso di voi” {Corano IV: 29}

Siccome Allah è misericordioso verso di noi, è ovvio che proibisca la violenza esercitata sugli altri, così come quella su noi stessi. Secondo alcuni, il sopraccitato versetto si riferisce non solo al suicidio diretto, come comunemente lo si intende, bensì anche a tutti gli atti che uccidono lentamente l’individuo come, ad esempio, fumare o altri vizi dannosi all’organismo (così come allo spirito).

Negli ultimi anni, soprattutto grazie all’influenza che la Rivoluzione Islamica in Iran ha avuto sul mondo musulmano, le operazioni di “martirio cercato” contro l’invasione coloniale sionista hanno giocato un ruolo fondamentale nella lotta contro l’Oppressore. Credenti con addosso materiale esplosivo, al sacro grido di “Allahu Akbar”, hanno colpito sistematicamente gli obbiettivi del nemico sionista distruggendone i progetti, terrorizzandolo a tal punto che per le strade dei territori occupati le forze d’ordine sioniste scappavano terrorizzate al solo lancio di un’arancia scagliata come scherzo dai ragazzini della regione. Tanto si è detto su questo sistema, il quale ha distrutto psicologicamente (e in alcuni casi anche militarmente) il nemico, che fino adesso sembra l’unico in grado di reagire adeguatamente all’ingiustizia in Medio Oriente.

Spesso viene mossa la seguente obiezione a queste sacre operazioni di martirio cercato: “Come possono esser considerate islamiche delle operazioni che inducono al suicidio?”. La risposta è chiara e semplice: tali azioni non possono essere definite come suicidio. Ciò è spiegato anche nel sacro Corano: “Allah ha comprato dai credenti le loro persone e i loro beni [dando] in cambio il Giardino; [poiché] combattono sul Sentiero di Allah, uccidono e sono uccisi. Promessa autentica per Lui vincolante, presente nella Tawràh, nell’Injil e nel Corano. Chi, più di Allah, rispetta i patti? Rallegratevi del baratto che avete fatto. Questo è il successo  più grande” {Corano IX: 111}

Comunque è certo che il versetto IV:29 non può riferirsi al martirio cercato del credente devoto. Degno di nota è infatti il caso dell’imam Alì (A), quando trascorse la notte nel letto del sommo profeta Muhammad (S) con l’intento di sacrificare la sua vita per lui, poiché sapeva che un gruppo di miscredenti stavano complottando per ucciderlo. Riguardo a tale vicenda Allah fece scendere il seguente versetto: “Ma tra gli uomini ce n’è qualcuno che ha dato tutto se stesso alla ricerca del compiacimento di Allah” {Corano II: 207}

A questo punto, ci si potrebbe chiedere: per quale motivo allora il sublime Corano ci dice di non ucciderci con le nostre stesse mani? In verità, il Corano vieta all’uomo qualsiasi tipo di uccisione ingiusta: “E non uccidete senza valida ragione coloro che Allah vi ha proibito di uccidere” {Corano XVII: 33}

Uccidere se stessi è indubbiamente haràm (proibito), e dal momento che la jihad e la shahàdah sono entrambi precetti islamici, non possono per definizione includere il suicidio, severamente proibito dalla sacra religione islamica.

L’imam Sàdiq (A) narrò una vicenda molto utile per capire quanto abbiamo detto finora, citando le parole di un “mujàhid fi sabili-Llah” di nome Aslam: “Partecipammo alla guerra di Nahawand. I musulmani ordinarono le proprie schiere e il nemico si dispose di fronte a noi. Non avevo mai visto schiere così folte e lunghe. I Bizantini si disposero con le spalle alle mura della propria città e si prepararono a combattere. In quel momento un uomo lasciò le schiere musulmane e attaccò il nemico. Le gente disse: ‘La ilaha illa-Llah! Si è rovinato con le sue stesse mani! [riferendosi al versetto in esame]’. Abu Ayyub Al-ansàriyy disse allora: ‘Voi sostenete che questo versetto riguarda chi ha attaccato il nemico alla ricerca del martirio, mentre in realtà così non è, anzi esso è stato rivelato per [ammonire] noi, che eravamo impegnati ad aiutare l’Inviato di Allah, avevamo abbandonato le nostre famiglie e i nostri beni, senza però mai preoccuparci di correggerci, finché non siamo andati in rovina. Dopo abbiamo deciso di non aiutare più il Profeta, e questo per mettere a posto le faccende della nostra vita; fu allora che discese questo versetto… Questo versetto vuol dire che se vi rifiuterete di aiutare l’Inviato di Allah e ve ne starete nelle vostre case, vi sarete rovinati con le vostre stesse mani, attirando verso di voi l’ira divina. Questo versetto voleva dunque ammonire noi che avevamo deciso e annunciato che saremo rimasti a casa. Questo versetto vuole aiutarci a combattere contro i nemici dell’Islam; non è stato fatto discendere per ammonire chi attacca il nemico per indurre i propri compagni a fare altrettanto, a cercare il martirio combattendo sulla via di Allah’” {Maqtal dell’imam Sàdiq (A)}

Abbiamo detto che lo sforzo dell’Islam è una lotta di tipo spirituale e metafisico, non mondano. Dunque, una persona realmente pronta al martirio ha sicuramente raggiunto un certo livello di maturità spirituale al quale non tutti hanno la grazia di accedere. Egli ha ben poco da dividere col mondo e ogni sua azione non è più sua bensì di Allah. In definitiva è Allah che agisce tramite il Suo servo: “Non siete certo voi che li avete uccisi: è Allah che li ha uccisi. Quando tiravi, non eri tu che ti tiravi, ma era Allah che tirava, per provare i credenti con bella prova. In verità Allah tutto ascolta e conosce” {Corano VIII: 17}

Il musulmano inizia il suo cammino interiormente, e il martirio è l’apice di questo cammino. Quando realizziamo noi stessi, tutto ciò che facciamo diventa divino, un riflesso di Allah. Niente del mondo trova un significato valido per il martire, ed è per questo che ogni suo peccato precedente viene cancellato. L’imam Sàdiq (A) disse: “Allah non farà conoscere, a chi è caduto martire sul Suo sentiero, nulla dei peccati che ha commesso” {Al-kàfi 5: 54}

Possiamo quindi considerare il martirio alla stregua della più sublime lezione di irfàn, nella quale Allah è l’artefice dell’azione stessa. Il martirio non può essere ricercato dal proprio io, e non è quindi classificabile in quanto conseguenza di una situazione psicologica negativa né, tanto meno, come atto che mira all’esaltazione personale. Il martire è colui che ama Dio e rinuncia a ogni bene materiale per Lui. Egli continua a vedere nelle cose del mondo la Sua luce, ma farà di queste cose il mezzo per raggiungere pienamente questa luce.

Si dice che nel tragico avvenimento di Ashurà, l’imam Hussayn (A) durante il suo martirio vedeva solo Allah: è questo lo stato nel quale avviene la testimonianza della shahadah. Ashurà è infatti la massima espressione del martirio alla quale tutti i sinceri martiri guardano come manifestazione esemplare della resistenza contro il tiranno, con in vista la felicità eterna: “Combattete sulla via di Allah, e sappiate che Allah è Colui che ode e sa” {Corano II: 244}

Kullu yawmin ´Ashura

 Kullu ardhin Karbalà

+ Scritto in :  2 May 2012Tempo  6:34 PM  Di  Sciita del centro italia  | 

LA WILÀYATU-L-FAQÍH

IN NOME DI ALLAH

LA WILÀYATU-L-FAQÍH


INTRODUZIONE

La legge, il cui obbiettivo è assicurare i bisogni materiali e spirituali della gente, deve essere eseguita da un organo di governo. L’insieme dei tre poteri, legislativo, esecutivo, giudiziario, forma un organo compatto e coordinato dipendente da un centro di potere, garante dell’unita della società e artefice della coordinazione delle varie forze.

Nella teoria della wilàyatu-l-faqíh a capo della piramide di potere si stabilisce chi possiede specifici attributi. Il nostro scopo è presentare in modo semplice e, allo stesso tempo, esauriente questo importante argomento.

GOVERNO E GUIDA NEL PERIODO DELL’OCCULTAMENTO

Considerando la necessità dell’esistenza di un governo (tale principio è dimostrabile) e le qualità che deve possedere colui che governa, si può concludere immediatamente che a capo della piramide di potere deve stabilirsi un ma´sum (letteralmente significa immune dal peccato e dall’errore; qui intendiamo indicare con tale termine o il sommo profeta Muhammad (S) oppure uno dei dodici infallibili Imam (A)). Questo stato di fatti non è però sempre possibile. Basta considerare che anche nel periodo in cui l’imam è presente, esso può amministrare solamente il governo del posto in cui si trova, incaricando altrove i suoi governatori. Sorge quindi spontaneamente la seguente domanda: visto che il dovere del capo del governo islamico è la coordinazione delle varie forze e dei vari istituti – al fine di eseguire la legge divina ed instaurare un governo basato su determinati princípi e valori divini – in assenza del ma´sum, a quali condizioni deve sottostare il suo sostituto al fine di svolgere, nel migliore dei modi, questo importante compito. Le condizioni richieste sono tre.

PRIMA CONDIZIONE: SAPIENZA

In generale, ogni preposto al governo, al fine di non commettere trasgressioni, deve conoscere perfettamente le leggi che ha il dovere di eseguire. Di conseguenza anche il capo del governo islamico deve conoscere perfettamente l’Islam, al fine di eseguire correttamente le norme divine. È necessario inoltre che tale conoscenza sia superiore a quella di ogni altro individuo della società. In una tradizione islamica leggiamo infatti che la società nella quale esistono una o piú persone piú sapienti e piú degne di chi è a capo della piramide di potere, è destinata al declino.

SECONDA CONDIZIONE: TIMOR DI DIO

Colui che ha il dovere di guidare la gente verso la rettitudine e la purezza deve ovviamente essere la persona piú timorata della società. In tal modo, risulterà immune dalle tentazioni e libero dal desiderio e dalla passione, e potrà svolgere, nel migliore dei modi, il proprio lavoro. Diversamente, risulterà soggetto alla passione e sacrificherà i valori e gli interessi dell’Islam e dei musulmani per preservare la propria carica. A tal proposito esiste un hadith del sommo Profeta (S) che considera il timor di Dio una delle tre necessarie condizioni di idoneità per il capo del governo islamico.

In un’altro hadith, leggiamo che il santo imam Hussain (A), rivolgendosi alla gente di Kufah, a proposito della questione della guida della società, scrive: “Solo chi fonda il proprio governo sul Corano, istituisce l’equità, è vincolato alla Religione del Vero e dedica completamente se stesso alla via di Allah, è una vera guida”

TERZA CONDIZIONE: CAPACITÀ

La terza condizione consiste nella capacità di dirigere, nel migliore dei modi, la società. Il capo del governo islamico dev’essere piú abile di ogni altro individuo della società nell’amministrarne gli affari. La condizione ideale è quella nella quale il capo del governo islamico è superiore in ogni campo, in ogni materia (economica, militare ecc.) ad ogni altro individuo della società (tale condizione, se non nel ma´sum, è però difficilmente realizzabile). Se ciò non dovesse essere possibile, il dovere del capo del governo islamico è la coordinazione dei tre poteri (esecutivo, giudiziario, legislativo) e la direzione adeguata dei preposti agli affari di livello superiore. Nello svolgere tale compito dev’essere inoltre piú abile e piú capace di ogni altro individuo della società. Il concetto ora espresso è confermato dal sermone n. 173 del Nahju-l-balagah.

PROVA GIURIDICA DELLA LEGITTIMITÀ DELLA WILÀYATU-L-FAQÍH

Finora la legittimità del governo del walí faqíh (l’individuo che possiede le tre condizioni citate), è stata dimostrata con una argomentazione di carattere logico e generale, comprendibile da chiunque. Dimostriamo ora tale legittimità con un’argomentazione di carattere giuridico imamita.

Il concetto fondamentale, sul quale si basa tale argomentazione, è che il Signore Eccelso ha predisposto il governo per il nobile profeta Muhammad (S) e i dodici infallibili Imam (A). È però ovvio che nel periodo dell’occultamento dell’ultimo Imam (che Allah affretti la sua manifestazione) i comandamenti divini devono essere eseguiti e rispettati, e, in ogni caso, il bisogno dell’esistenza di un governo permane. Qualcuno deve quindi sostituire il ma´sum e assumere questa sacra funzione. La persona piú idonea a ricoprire questa carica è, secondo il diritto imamita, colui che piú si avvicina al ma´sum. Solamente in tal modo Allah, il Re dei Mondi, risulterà infatti compiaciuto. Questa è la prova giuridica della legittimità del governo del walí faqih. Per comprendere meglio quanto abbiamo ora detto consideriamo una questione giuridica analoga a quella ora esposta.

Viene donato un campo agricolo al fine di acquistare, con il denaro derivante dalla vendita del raccolto, foraggio per i cammelli delle carovane dirette alla Mecca per l’hajj. Sorge quindi la seguente domanda: come bisogna spendere il denaro derivante dalla vendita del raccolto del terreno donato, ora che i viaggi non si svolgono piú col cammello? In tali casi gli esperti di diritto imamita dicono che tale denaro deve essere destinato all’uso piú vicino alla ragione della donazione, cioè che venga speso in modo tale che si dica: “Se il donatore fosse stato vivo avrebbe fatto lo stesso”. Venga ad esempio utilizzato per l’acquisto del carburante necessario ai mezzi che trasportano i pellegrini alla Mecca. Il caso citato è un esempio di una norma giuridica generale: nel caso di una donazione, se è impossibile utilizzare il bene per lo specifico uso per il quale è stato donato, lo si deve utilizzare per l’uso piú vicino a quello per il quale è stata fatta la donazione.

LE TRADIZIONI SULLA WILÀYATU-L-FAQÍH

Esaminiamo ora alcuni hadith attestanti la legittimità della wilayatu-l-faqih. Uno di questi è attribuito al dodicesimo Imam (A), e consiste nella risposta a una lettera di Muhammad Ibni Uthmàn: “Riguardo agli eventi imprevisti, rivolgetevi ai narratori delle nostre tradizioni: loro sono la mia prova su di voi, e io la prova di Dio su di loro”

In questa tradizione, i narratori degli hadith dei nobili Imam, conoscitori della legge islamica imamita, sono stati presentati a titolo di sostituti del dodicesimo Imam (che Allah affretti la sua nobile manifestazione).

Un’altro hadith, attribuito all’imam Hussain (A), è rivolto ai sapienti dell’epoca e sottolinea il loro importante e sensibile ruolo nelle questioni sociali e nel destino dell’Islam e dei musulmani: “Il corso degli eventi e le norme divine sono nelle mani dei sapienti, depositari di ciò che Dio ha reso lecito e di ciò che ha proibito”

Anche questo hadith presenta i sapienti come i preposti alla responsabilità di governo.

L’ultima tradizione che citiamo è del nobile imam Sàdiq (A): “Accettate come arbitro chiunque di voi sia narratore dei nostri hadith, rispetti ciò che abbiamo proibito e ciò che abbiamo reso lecito, sia perspicace e conosca le nostre norme. In verità, io l’ho disposto vostro capo. Ebbene, ogni volta che dà un ordine e questo viene rifiutato, è stato trascurato il comando di Dio e siamo stati rifiutati, e chi ci rifiuta, rifiuta Dio, e rifiutare Dio equivale ad associargli pari”

DELL’ILLEGITTIMITÀ DEGLI ALTRI GOVERNI

I musulmani ubbidienti al comando divino, si subordinano a un governo – mettendosi con tutte le loro forze al suo servizio – solo a condizione che lo riconoscano fondato sulle norme divine. Da quanto esposto in precedenza, risulta quindi chiaro che essi si sottomettono solo ed esclusivamente al governo del walí faqih, respingendo ogni altro governo: l’ubbidienza e la subordinazione a un governo non basato sulle norme divine li spingerebbe a disubbidire a Dio. A tal proposito il Principe dei Credenti Alí (A) disse: “Non bisogna ubbidire a nessuna creatura quando ciò porta alla disubbidienza del Creatore”

Concludiamo quindi che i credenti devoti si sottomettono solo a un governo legittimo, che non è altro che il governo del walí faqih, l’unico in grado di assicurare la corretta esecuzione delle norme divine nella società islamica.

ASSOCIAZIONE ISLAMICA DELL’AHLU-L-BAYT

+ Scritto in :  2 May 2012Tempo  6:26 PM  Di  Sciita del centro italia  | 

Tradizioni


Tradizioni

La nobile Fatima, in un suo celebre sermone, affermò: «Dio ha fatto, per voi, della fede un mezzo di purificazione dallo shirk [credere in piú divinità], della preghiera uno strumento con il quale tenere lontana la superbia, della zakàh ciò con cui purificare l’anima e aumentare il pane quotidiano, del digiuno un mezzo per rinsaldare la devozione. Egli ha costituito l’hajj per rinforzare la Religione, la giustizia per avvicinare i cuori; ha fatto dell’ubbidienza ai nostri ordini uno strumento con il quale preservare l’ordine della nazione [islamica]. Ha costituito la jihad per donare onore e dignità all’Islam, ha fatto della pazienza un mezzo per ottenere la ricompensa divina e dell’ordinare il bene ciò con cui difendere e fare rispettare i diritti comuni. Egli ha fatto del beneficare i genitori un mezzo per prevenire la Sua ira e del trattenere buoni rapporti con i parenti causa d’aumento della popolazione credente; ha costituito il “ghisàs” per difendere la vita degli uomini e ha fatto del rispetto dei voti ciò con cui guadagnarsi il Suo perdono. Ha ordinato d’impedire che si venda detraendo illecitamente dal peso per combattere le ristrettezze, ha proibito di bere il vino [e tutto ciò che inebria] per purificare la gente dalle turpitudini, ha fatto del divieto di calunniare e ingiuriare il prossimo uno scudo contro la Sua maledizione, ha ordinato di astenersi dal rubare per preservare la dignità delle sue creature e ha proibito lo shirk affinché gli uomini mantengano pura la loro fede nella Sua divinità [e unicità]. Temete dunque Iddio come merita d’essere temuto e badate di morire musulmani [di mantenere la fede nell’Islam fino all’ultimo giorno della vostra vita]. Eseguite ciò che Dio vi ha ordinato e astenetevi da ciò che Egli vi ha proibito: “Tra i servi di Dio solo i sapienti [divini] Lo temono” [Corano XXXV: 28]»
{Il testo di questo celebre sermone è stato tramandato dai dotti sciiti e sunniti, attraverso molte catene di trasmissione, che, per brevità, ci asteniamo dal citare. Ricordiamo solo che Ibni Abi-l-hadíd [celebre dotto sunnita], nel suo commento al “Nahju-l-balagah”, cita tutte queste vie di trasmissione}

La nobile Fatima disse: «I migliori di voi sono quelli che si comportano in modo piú gentile con la gente. I piú nobili uomini sono quelli che trattano meglio le loro donne»
{Dalà’ilul’imàmah}

La nobile Fatima disse all’imam Alí: «Possa essere la mia anima sacrificata per la tua! Possa io proteggere la tua vita con la mia! O Aba-l-hasan, io rimarrò sempre con te, sia nei momenti di felicità sia in quelli di disgrazia e difficoltà»
{Al-kawkab Ad-durrí 1: 196}


+ Scritto in :  2 May 2012Tempo  6:22 PM  Di  Sciita del centro italia  | 

FATIMA (A)

FATIMA (A)

Epiteto: la Splendente (Az-zahrà)
Soprannomi: Madre dei Puri Imam (Ummu-l’a’immati-l’athàr), Madre di Hasan (Ummu-l-hasan), Madre di Husain (Ummu-l-husain), Madre dei Credenti (Ummu-l-mu’minin), Madre delle Virtú (Ummu-l-fada’il), signora di tutte le donne del creato (Sayyídatu-n-nisà-il´alamin), la Migliore delle Donne (Khairu-n-nisà), colei che si è distaccata dal mondo [per annullarsi in Dio] (Al-batul), Madre del Migliore (Ummu-l-khiaràh), Madre dei Nobili (Ummu-n-nujabà), Madre dei Boccioli (Ummu-l-azhàr).
Suo padre: Muhammad, l’Inviato di Dio.
Sua madre: Khadijatu-l-kubra, Madre dei Credenti.
Data di nascita: venerdí, 20 jumàda-th-thani, cinque anni dopo l’inizio della missione del santo Profeta (otto anni prima dell’Egira).
Luogo di nascita: La Mecca.
Data del martirio: martedí, 3 jumada-th-thani anno 11.
Età: diciotto anni.
Causa della morte: le disgrazie e le pene che ha patito dopo la morte del padre.
Luogo di sepoltura: ignoto.
Figli: due maschi e altrettante femmine (ebbe anche un altro maschio di nome Muhsin che, sempre a causa delle vicissitudini che la colpirono dopo la morte del padre, morí nel ventre materno).
I maschi: Hasan e Husain.
Le femmine: Zainab Al-kubrà, Zainab As-sugrà (soprannominata Ummu Kulthum).
Iscrizione sull’anello: “Dio è il custode della mia infallibilità” (Allàhu Walíyyu Ismati).

Tradizioni

La nobile Fatima, in un suo celebre sermone, affermò: «Dio ha fatto, per voi, della fede un mezzo di purificazione dallo shirk [credere in piú divinità], della preghiera uno strumento con il quale tenere lontana la superbia, della zakàh ciò con cui purificare l’anima e aumentare il pane quotidiano, del digiuno un mezzo per rinsaldare la devozione. Egli ha costituito l’hajj per rinforzare la Religione, la giustizia per avvicinare i cuori; ha fatto dell’ubbidienza ai nostri ordini uno strumento con il quale preservare l’ordine della nazione [islamica]. Ha costituito la jihad per donare onore e dignità all’Islam, ha fatto della pazienza un mezzo per ottenere la ricompensa divina e dell’ordinare il bene ciò con cui difendere e fare rispettare i diritti comuni. Egli ha fatto del beneficare i genitori un mezzo per prevenire la Sua ira e del trattenere buoni rapporti con i parenti causa d’aumento della popolazione credente; ha costituito il “ghisàs” per difendere la vita degli uomini e ha fatto del rispetto dei voti ciò con cui guadagnarsi il Suo perdono. Ha ordinato d’impedire che si venda detraendo illecitamente dal peso per combattere le ristrettezze, ha proibito di bere il vino [e tutto ciò che inebria] per purificare la gente dalle turpitudini, ha fatto del divieto di calunniare e ingiuriare il prossimo uno scudo contro la Sua maledizione, ha ordinato di astenersi dal rubare per preservare la dignità delle sue creature e ha proibito lo shirk affinché gli uomini mantengano pura la loro fede nella Sua divinità [e unicità]. Temete dunque Iddio come merita d’essere temuto e badate di morire musulmani [di mantenere la fede nell’Islam fino all’ultimo giorno della vostra vita]. Eseguite ciò che Dio vi ha ordinato e astenetevi da ciò che Egli vi ha proibito: “Tra i servi di Dio solo i sapienti [divini] Lo temono” [Corano XXXV: 28]»
{Il testo di questo celebre sermone è stato tramandato dai dotti sciiti e sunniti, attraverso molte catene di trasmissione, che, per brevità, ci asteniamo dal citare. Ricordiamo solo che Ibni Abi-l-hadíd [celebre dotto sunnita], nel suo commento al “Nahju-l-balagah”, cita tutte queste vie di trasmissione}

La nobile Fatima disse: «I migliori di voi sono quelli che si comportano in modo piú gentile con la gente. I piú nobili uomini sono quelli che trattano meglio le loro donne»
{Dalà’ilul’imàmah}

La nobile Fatima disse all’imam Alí: «Possa essere la mia anima sacrificata per la tua! Possa io proteggere la tua vita con la mia! O Aba-l-hasan, io rimarrò sempre con te, sia nei momenti di felicità sia in quelli di disgrazia e difficoltà»
{Al-kawkab Ad-durrí 1: 196}

+ Scritto in :  2 May 2012Tempo  6:18 PM  Di  Sciita del centro italia  | 

Giuliano Amato: "Mary (a) ha accettato l'hijab e che non avrebbe mai d'accordo con una messa al band

Giuliano Amato, l'ex ministro degli Interni italiano, nonostante le pressioni da laici, ha detto: "Mary (a) ha accettato l'hijab e che non avrebbe mai d'accordo con una messa al bando in Italia".

Amato ha detto che Maria è stata la madre di Cristo (a), e che indossava un hijab. Pertanto, l'Italia non può accettare il divieto di un hijab nel suo paese. Fanatic gruppi laici in Italia, chiedono che il hijab essere vietata nel loro paese. Essi sostengono che l'hijab rappresenta un pericolo per la cultura cristiana.
L'ex ministro degli Interni rivolto ai laici e disse: "Una delle donne più amate della storia è stata Santa Maria (a). Indossava sempre un hijab. Come puoi aspettarti che io per opporsi al hijab musulmano? "
Amato ha anche detto un'altra cosa che i laicisti sono dopo. Egli disse: "Un gruppo di fanatici laicisti chiedono che alcuni dipinti di Santa Maria (a) essere cambiato [di averla hijab removed]."
Il dibattito hijab in Italia è qualcosa che è stato citato dai media internazionali. Ma, non si vede in molti giornali islamici.

+ Scritto in :  17 Apr 2012Tempo  10:16 AM  Di  Sciita del centro italia  | 

Figlio di Oliver Stone accetta l'Islam


Sean Stone, il figlio di 27 anni, di Oliver Stone, regista di primo piano di Hollywood, ha detto in una conferenza stampa a Teheran che ha accettato l'Islam e ritiene che cristiani, ebrei e musulmani tutto il culto un dio.
Ha aggiunto un altro nome al suo nome come segno della sua accettazione, egli è ora Sean Christopher-Ali Stone. Ali è il nome di musulmani sciiti il ​​primo Imam.Dice che prima di dedicarsi al Islam quando era al liceo.Oliver Stone, Sean Christopher, il padre di Ali è stato nominato per un Oscar 11 volte e ha vinto tre di loro.Sean è stato premiato Giovedi durante un programma lato della sezione al 30 Festival di Fajr International.La cerimonia in onore ha avuto luogo presso Azadi di Teheran Cinema con il Ministro della Cultura e della Guida islamica Mohammad Hosseini, ministro della Cultura Vice Cinematic Affari Javad Shamaqdari e segretario del festival di Mohammad Khazaei partecipare.Pietra convertito all'Islam presso il religioso sciita Ayatollah Mohammad Nasseri Dowlatabadi nella città di Isfahan la settimana scorsa.Dopo aver ricevuto il premio, Stone ha ringraziato gli iraniani e sperava di fare film congiunte per contribuire a migliorare le relazioni tra l'Iran e gli Stati Uniti, il servizio persiano di ISNA ha riferito il Venerdì.Egli ha inoltre spiegato sulle sue ragioni per accettare l'Islam e ha detto che come studente di storia, aveva studiato diverse religioni ed è stato a causa del suo interesse personale che ha scelto l'Islam, aggiungendo che in realtà, era l'Islam che lo aveva invitato."La conversione all'Islam non intende abbandonare il cristianesimo o il giudaismo, con la quale sono nato. Vuol dire che hanno accettato Muhammad (S) e degli altri profeti, "Stone, la cui famosa padre è ebreo e madre cristiana, aveva detto a AFP la scorsa settimana.Pietra è venuto in Iran agli inizi di febbraio per partecipare al 30 Fajr International Film Festival, che si è conclusa il 12 febbraio.La cerimonia è proseguita con un breve discorso consegnato da Hosseini, in cui sperava Sean Stone avrebbe essere forte e stabile a sufficienza per lottare contro qualsiasi tipo di attacchi o aggressioni."Se l'Islam si presenta come un simbolo di bellezza al mondo, tutti gli uomini sarebbero attratti", ha detto, sottolineando che la pietra è stata la ricerca della verità e l'aveva scoperto qui.Hosseini ha anche espresso il suo grazie ai registi che hanno cercato più difficile quest'anno per contribuire alla realizzazione degli ideali della Rivoluzione islamica.La cerimonia è stata portata a termine rendendo omaggio ai gestori di alcuni studi cinematografici e teatri di tutta Teheran.

+ Scritto in :  1 Mar 2012Tempo  10:46 AM  Di  Sciita del centro italia  | 

Citazioni di Hazrat Imam Hussein (AS)

1 - Onnipotente Allah concede la Sua ricompense su una persona oltre i suoi bisogni e soprattutto se offre la sua preghiera e adora Allah nella lettera e nello spirito.

2 - Quando gli altri si rivolgono a voi nel bisogno, lo considerano un favore di Allah. Non essere stanca di questo favore, o si sposterà a qualcun altro.

3 - O Dio, ho lasciato il mondo nel tuo amore, sono pronto a fare i miei bambini orfani nel tuo amore, il mio cuore non riusciva a deviare verso nessuno, ma voi, anche se si tagliano a pezzi il mio corpo nel tuo amore.

4 - Io non sto prendendo le armi, al fine di far festa, o essere estatico su ciò che possiedo. Non sto facendo male, né esercitare oppressione. Ma io sono pronto a lottare per l'unico obiettivo di cercare riforma della ummah di mio nonno, il Profeta di Allah (saw). Voglio far cessare il bene e vietare il male e guidare gli affari del popolo come mio nonno e mio padre, Ali Bin Abi Talib, stavano facendo.

5 - Persona, che ignora mondana ricchezza a prescindere dalla loro possessore, raccoglie più alto rispetto.

6 - Attenzione alle sue scuse, per un vero peccato doesnot credente e non ha bisogno di scusarsi, mentre l'ipocrita commette peccati ogni giorno e si scusa di tutti i giorni.

7 - di vicinato è miglior tipo di parentela.

8 - Aiutare gli altri è sinonimo di bontà di cuore.

9 - La pratica porta l'esperienza e l'esperienza rafforza l'intelletto.

10 - Hospitality promuove culto.

11 - Cordialità dimostra saggezza.

12 - O figlio di Adamo! La tua vita si estende nell'arco di più giorni, in modo che passando di tutti i giorni accorcia la tua vita.

13 - Non essere aggressivo nei confronti di una persona che non ha nessuno a difendere contro u tranne Allah.

14 - Non agire in modo che il sequel di scuse non è la pratica di un uomo di fede..

15 - Una persona saggia dolore sradica e dolore sequel di calamità con la forza della sua volontà e utilizza la sua ragione di risolvere le sue difficoltà.

16 - Una persona non intrappolati nelle catene del desiderio e desiderio ed accontentarsi di quello che Allah gli ha dato, è ricco nel vero senso della parola.

17 - L'esperienza è un insegnante sufficiente e la vecchiaia un ammonitore sufficiente.

18 - Il più grande Pardoner è colui che perdona, nonostante sia abbastanza forte per reagire.

19 - la grazia di un uomo sta nella indipendenza da altre persone.

20 - Ricordare! Le vostre anime non hanno un valore inferiore al paradiso, non li vendono più economico.

21 - Una persona felice su beni mondani si soddisfa con nient'altro che sciocchezze.

22 - Essere grati per quello che hanno già avuto u, spiana strada a future benedizione di Allah.

23 - Allah l'Onnipotente porta insulto a un tiranno, fa di lui una vittima del suo dispiacere e si deputare su di lui grande tiranno di imporre su di lui vergogna e insulto.

24 - Non dire una parola, che può rendere vi pentite e ti costringono a scusarsi.

25 - merito di un uomo sta nel non interferire con ciò che egli non si preoccupa.

26 - La parola è come una medicina, una piccola dose di cure e di eccesso che uccide il paziente.

27 - Con la virtù si può asservire il libero.

28 - La grandezza sta nella nobiltà di aspirazione e non nelle ossa in decomposizione degli antenati.

29 - Il silenzio è grazioso.

30 - Conservare la lingua legata. L'eccellenza si trova in altri servizievole.

31 - La tolleranza è la più grande qualità. Mantenere la vostra azienda parola mostra virilità reale.

32 - Quando si deve partire da questo mondo e sono incontro alla morte (alla fine), allora perché vogliono ritardo (perchè sentirsi nervoso morte).

33 - trattamento gentile verso i parenti è una virtù, mentre la vera amicizia è una benedizione.

34 - L'orgoglio è l'atteggiamento indesiderato e irruenza è la stupidità.

35 - Azienda di trasgressori e risultati in empia calunnia.

36 - Allah l'Onnipotente promuove abitazione intuizione e riserve in paradiso per una persona che versa lacrime per le nostre sofferenze.

37 - Impegnarsi per raggiungere l'eccellenza e procedere per guadagnare vita pia.

38 - E 'la benedizione di Allah su u se qualcuno chiede qualcosa di u con umiltà.

39 - più generoso è colui che obbliga una persona in attesa favore.

40 - Allah l'Onnipotente elimina le sofferenze di una persona in questa vita e nell'aldilà che sostiene un uomo di fede nei guai e difficoltà.

41 - Colui che è avido è disonorato; lui che ci rivela la sua difficoltà sarà sempre umiliato, ma chi non ha alcun controllo sulla sua lingua, spesso si deve affrontare il disagio.

42 - Lotta contro l'auto è il più grande crociata, che, in altre parole, è pari al astinenza dalla disobbedienza di Allah.

43 - È meglio morire che vivere con grazia in insulto.

44 - Non parlare di qualsiasi cosa non utile per voi, è possibile parlare di una cosa del genere può portare al dolore e pentimento.

45 - La pietà è la migliore arma di difesa.

46 - Presentazione alla volontà di Allah è il migliore compagno.

47 - La saggezza è la più nobile patrimonio.

48 - conoscenza teorica e pratica sono i migliori segni di distinzione.

49 - Evitate di parlare fino a quando non vi è occasione ragionevole; coloro che entrano in chiacchiere inutili, anche se esprimono la verità, si trovano riprovevole.

50 - L'avarizia è una disgrazia, la viltà è un difetto; povertà disabilita spesso un uomo intelligente da discutere il suo caso.

51 - Tutti gli stand grandezza e magnificenza di Allah l'Onnipotente e arricchisce nessun altro.

52 - Un uomo povero è straniero nella sua città, sfortuna e impotenza sono le calamità, la pazienza è una sorta di coraggio.

53 - Per recidere gli allegati con il mondo malvagio è la più grande ricchezza.

54 - profondità di pensiero presenterà la figura più nitida di ogni problema.

55 - La mente di un uomo saggio è la più sicura custodia di segreti.

56 - Allegria è la chiave per amicizia.

57 - Non essere causa di violazione di fiducia da ferire la fiducia degli altri.

58 - La verità è una prova per la grazia e la menzogna un segno di debolezza.

59 - Mantenere segreto è una sacra fiducia.

60 - La pazienza e la tolleranza si nascondono molti difetti.

61 - Una persona presuntuosa e di auto-ammirazione è antipatico da altri.

62 - Overlook e perdonare le debolezze del popolo generoso perché, se cadono, Allah li aiuterà.

63 - La migliore forma di dedizione al servizio di Allah non è per fare una dimostrazione di esso.

64 - Self-importanza porta a indegnità.

65 - Di seguito sono cattive qualità degli uomini al potere: a) la paura dei nemici, b) La crudeltà verso deboli e indifesi c) avarizia nel favorire qualcuno.

66 - Non fare sforzi per la materia delle Nazioni Unite in grado di guadagnare.

67 - Non vuole avere un rendimento migliore della tua azione.

68 - Saluto viene incoronato con 70 virtù, 69 di essi appartengono al promotore e solo l'1 resta per lui che risponde.

posta in gioco il suo prestigio Mendicante di elemosina - 69. Non macchiare la tua personalità rifiutando lui.

70 - L'uomo di fiducia rimane sempre in sicurezza.

71 - L'uomo del cuore pio è sempre in grassetto.

72 - L'uomo la colpa è sempre preoccupato e nel caos.

73 - La carità e l'elemosina è il miglior rimedio per malattie e calamità.

74 - Si deve rendere conto nel prossimo mondo per le opere che egli ha fatto in questo mondo.

75 - Quando alcuni benedizione a voi, non li porterà via con ingratitudine

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+ Scritto in :  16 Dec 2010Tempo  7:35 PM  Di  Sciita del centro italia  | 

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+ Scritto in :  11 Dec 2010Tempo  6:50 AM  Di  Sciita del centro italia  | 

Imam Ali ibn Musa al-Reza (AS)



+ Scritto in :  22 Oct 2010Tempo  12:0 PM  Di  Sciita del centro italia  | 

IMAM MUSA KAZIM (AS)

Nome: Musa bin Ja'far (a.s.)

Madre: Hamidah

Kunniyat (patronimico): Abu al-Hasan

Laqab (Titolo): Al-Kazim

Nascita: Egli era nato a Medina nell'anno 129 A.H.

Il martirio: fu avvelenato nel carcere di Harun al-Rashid a Baghdad in un anno 183 AH È sepolto nel Kazimiyyah in Iraq.
imam Mosa Kadhim

BIOGRAFIA

Il settimo Imam Musa al-Kazim Santo (as) era figlio di Imam Jafar as-Sadiq (as), l'Imam sesta. Il nome di sua madre era Hamidah, figlia di un nobile proveniente da Stati della Barberia.

Infanzia

Imam Musa al-Kazim (as) passò vent'anni della sua vita sacra sotto la protezione benevola di padre santo. Il suo genio e le virtù intrinseche dotato combinata con la guida illuminata e l'educazione da Imam Jafar as-Sadiq (as), ha mostrato nella manifestazione della sua personalità futura. E 'stato completamente versato con la conoscenza divina anche nella sua infanzia. al-`Allamah al-Majlisi (AR) racconta che una volta Abu Hanifah successo invitare la santa dimora di Imam Jafar as-Sadiq (as) per chiedergli su alcune questioni religiose (masa'il). L'Imam (AS) era addormentato e così egli manteneva in attesa fuori fino dell'Imam (come) il risveglio. Nel frattempo, l'Imam Musa al-Kazim (AS), che allora aveva cinque anni, uscì di casa sua. Abu Hanifah, dopo che gli offriva il suo miglior complimento, chiese: `` O il figlio del Santo Profeta! Qual è la tua opinione su le gesta di un uomo? Se li faccio da solo o se Dio li fargli fare?''`` O Abu Hanifah'', i cinque anni, Imam (as) rispose subito, con il tono tipico dei suoi antenati, `` la gesta di un l'uomo si limitano a tre possibilità. In primo luogo, che solo Dio li fa mentre l'uomo è del tutto impotente. In secondo luogo, che sia Dio e l'uomo fare altrettanto condividono l'impegno. In terzo luogo, che l'uomo li fa da solo. Ora, se il primo assunto è vero, si rivela, ovviamente, la unjustness di Dio che punisce le sue creature per i peccati che non hanno commesso. E se la seconda condizione è accettabile, anche allora Dio diventa ingiusto se Egli punisce l'uomo per i reati in cui Egli è ugualmente un partner. Ma l'indesiderabilità di entrambe queste condizioni è evidente nel caso di Dio. Così, siamo naturalmente a sinistra con la terza alternativa al problema che gli uomini sono assolutamente responsabili per il loro fare propria.''
imam Mosa Kadhim

Imamato

Il Santo Imam Jafar as-Sadiq (as) spirò il 25 Shawwal 148 AH, e con effetto dalla medesima data, Imam Musa al-Kazim (come) è riuscito Sant'Uffizio di Immamate come il settimo Imam. I trascritti dei suoi Imamato continuato per 35 anni. Nel primo decennio della sua Imamato, Imam Musa al-Kazim (come) potrebbe permettersi una pacifica esecuzione delle funzioni del suo ufficio sacro e trasportati sulla propagazione degli insegnamenti del Santo Profeta (pace e HF). Ma poco dopo, cadde vittima del re e di una sentenza maggior parte della sua vita trascorsi in carcere.

Condizione politica

Imam Musa al-Kazim (come) vissuto sotto il periodo più cruciale nei regimi dispotici del «re degli Abbasidi che sono stati contrassegnati per la loro amministrazione tirannico e crudele. Ha assistito alla reings di al-Mansur ad-Dawaniqi, al-Mahdi e Harun ar-Rashid. Al-Mansur e Harun ar-Rashid erano i re dispotico che ha messo una moltitudine di innocenti discendenti del Santo Profeta (pace e HF) a fil di spada. Migliaia di questi martiri sono stati sepolti vivi all'interno di pareti o messi in orribili prigioni buio durante la loro vita. Queste califfi depravati non conosceva pietà o della giustizia e hanno ucciso e torturato per la plessure essi derivati da umano sufferings.The Santo Imam (AS) è stato salvato dalla tirannia di al-Mansur, perché il re, essendo occupato con il suo progetto di costruzione del nuovo città di Baghdad, non ha potuto ottenere il tempo di girare verso vittimizzare l'imam. Da 157 AH la città di Baghded è stata costruita. Questo è stato presto seguito dalla morte del suo fondatore un anno dopo. Dopo al-Mansur, il figlio di al-Mahdi ascese al trono. Per alcuni anni è rimasto indifferente verso l'Imam (AS). Quando nel 164 AH venne a Medina e sentito parlare del grande reputazione dell'Imam, non poteva resistere alla sua gelosia e la scintilla della sua malizia ancestrale nei confronti della Ahl-al-Bayt (as) si è riaccesa. In qualche modo è riuscito a prendere l'Imam (as) insieme a lui a Baghdad, ma ho lui imprigionato là. Ma dopo un anno ha realizzato il suo errore e rilasciato l'Imam (AS) dal carcere. al-Mahdi, succedette al-Hadi che ha vissuto solo per un yaer. Ora, in 170 AH, il più crudele e tirannico re Harun ar-Rashid apparve alla testa del `impero abbaside. Fu durante il suo regno che l'Imam Santo (as) passato la maggior parte della sua vita in una prigione miserabile finché non fu avvelenato. Harun aveva l'Imam (as) arrestato nel Profeta) pbuh & HF), mentre stava pregando Imam moschea. E 'stato ammanettato e incatenato e inviato a Bassora. Imam (as) è stato messo in prigione sotto la custodia di bin Isa Ja'fer. Dopo un anno di Harun Isa ha scritto dicendo che non poteva più imprigionare Imam (as) che poteva trovare solo la pietà e la giustizia in lui.

Harun aveva l'Imam (AS) si trasferì a Baghdad sotto la custodia di bin Rabi Fadhl che troppo divenne un seguace di Imam (AS). Le prigioni erano così piccoli che non c'era spazio per stare in piedi e il cibo era una tazza d'acqua e due pezzi di pane secco al giorno. Imam (a.s.) è rimasto paziente. Harun finalmente spostato Imam nella cura di Sindi bin Shahak (un uomo molto crudele). L'imam è rimasto in carcere per gli ultimi 19 anni della sua vita.

I 19 anni di reclusione la popolazione sciita ha dato un rilievo meno i governanti concentrato sulla Imam. Questo ha permesso agli sciiti di disperdere dall'Arabia verso l'Iran, India, ecc in modo da diffondere l'Islam e fu uno dei fattori verso la popolarità della ottavo Imam.

Morale ed etico di eccellenza

Per quanto riguarda la sua moralità e di eccellenza etica, il commento di Ibn Hajar al-Haytami: `` La pazienza e la sopportazione di Imam Musa al-Kazim (AS) era tale. Cappello fu dato il titolo di al-Kazim (uno che inghiotte la sua rabbia verso il basso ). Era l'incarnazione della virtù e generosità. Ha dedicato la sua notti per le preghiere di Dio e dei suoi giorni a digiuno. Egli ha sempre perdonato chi ha sbagliato lui, il suo atteggiamento gentile e generoso verso il popolo era tale che ha usato per proteggere e aiutare i poveri e destitutes di Medina e di fornire loro denaro, cibo, vestiti e altri necessitities di sostentamento in segreto. Ha continuato ad essere un enigma per i ricevitori di doni in tutto il Imam (come) vita di chi è stato il loro benefattore, ma il segreto non è stato rivelato solo dopo la sua morte.

Letterarie Conseguimenti

Tempo e circostanze non permit Imam Musa al-Kazim (come) per stabilire le istituzioni per diffondere la conoscenza religiosa ai suoi seguaci come suo padre, l'Imam Jafar as-Sadiq (as) e suo nonno, l'Imam Muhammad al-Baqir (as) aveva fatto . Egli non fu mai permesso di affrontare una congregazione. Ha svolto la sua missione di predicare e guidare le persone in silenzio.

imam al-Kadhim

Morte

In 179 AH, Harun ar-Rashid visitato Medina. Il fuoco di cattiveria e di gelosia nei confronti della Ahl-al-Bayt (as) si accese nel suo cuore quando ha visto la grande influenza e popolarità che l'Imam Santo (come) di cui godono tra la gente lì. Ha ottenuto l'Imam (as) arrestato mentre era impegnato in preghiera presso il sepolcro del Santo Profeta (pace e HF) e lo hanno tenuto in carcere in Baghded per un periodo di circa quattro anni. Il 25 Rajab 183 AH, ha ottenuto l'Imam (AS) martirizzati dal veleno. Anche il suo cadavere non è stato risparmiato l'umiliazione e si è tenuto fuori dalla prigione e sinistra sul ponte di Baghdad. Quando il fratello di Harun Rashid Sulayman sentito parlare di questo lui era furioso e arrangiato per la sua sepoltura in un cimitero fuori Baghdad Quraysh (l'ottavo Imam ha dato ghusl e Kafan). Una città cresciuta intorno alla tomba dell'Imam chiamato Kadhmain (ovvero i due Kadhims), in quanto l'Imam 9 è anche sepolto.

 
ZIARAAT
Ziarat di Musa al-Kazim Imam (as)
Ziarat combinato di Imam al-Kazim (AS) e Taqi Imam (as)
Wida / Ziarat Addio di Musa al-Kazim Imam (as)
Salwat su Musa al-Kazim Imam (as)
LIBRI

La vita di Musa al-Kazim Imam (as)
Articoli
Bab-ul-Hawaij: La porta al raggiungimento
Aneddoti di al_khadim Imam Musa (A.S)
Imam Kadhim, simbolo del paziente e della Resistenza
Storia del Santuario di Musa al-Kazim Imam (AS) e Imam Muhammad Taqi (AS)
Imam Musa al-Kadhim (a) da Shaykh al Mufid
Il Imamat dell'Imam Musa Kazim (as)
+ Scritto in :  7 Jul 2010Tempo  3:29 PM  Di  Sciita del centro italia  | 

libri

Titolo
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La Retta Via

Compendio della Dottrina Islamica

La Preghiera

L'ABC dell'Islam

I Quattordici Infallibili

Il Messaggio di Gadir

Conoscere il Nahju-l-Balagah

L'Islam e la Civilizzazione Occidentale

La luce del Corano

*                  

La tradizione di Gadir

       
+ Scritto in :  3 May 2010Tempo  9:25 PM  Di  Sciita del centro italia 

II

+ Scritto in :  23 Mar 2010Tempo  9:45 AM  Di  Sciita del centro italia 

Imam Ridha (a)

Imam  Ridha (a):  Chi risolve problema di un credente, Dio toglie il dolore dal suo cuore, nel Giorno del Giudizio

+ Scritto in :  15 Feb 2010Tempo  8:26 PM  Di  Sciita del centro italia  | 

Le religioni in Italia


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Il termine sciismo deriva da shi'a, "seguace", e si riferisce alla più importante minoranza all'interno dell'Islam. Secondo la dottrina sciita il profeta Muhammad dopo ventitré anni di predicazione designa per ordine divino quale proprio successore e "guida (imām) infallibile" della comunità il genero e cugino ‘Alî, i cui seguaci saranno definiti "shi'a di ‘Alî". Gli sciiti fondano questo principio di fede su alcuni hadîth e sulla convinzione che dopo la morte del Profeta l'Islam e la comunità islamica necessitino di una guida certa. Secondo la dottrina sciita tale guida appartiene alla Famiglia del Profeta (Ahlu'l-Bayt) e gli imām della famiglia, prescelti da Dio, sono stati pubblicamente designati dal Profeta per rivelazione divina. Gli sciiti (o almeno alcuni di essi) citano in particolare i seguenti hadith quali testimonianze della designazione di ‘Alî alla successione da parte di Muhammad:

-       hadith "yawm al-dâr", pronunciato alla Mecca nei primi tempi della predicazione rivolta da Muhammad alla cerchia dei familiari e conoscenti;

-       hadith "râyat", a memoria del vessillo (râyat) portato da ‘Alî nella battaglia vittoriosa di Khaybar, una fortezza nei pressi della città di Medina;

-       hadith "manzalat", dove si paragona il rapporto tra il Profeta e ‘Alî a quello fra il profeta Mosé e suo fratello Aronne;

-       hadith "ghadir", pronunciato da Muhammad davanti alla folla dei musulmani dopo il "pellegrinaggio dell'addio" del nono anno dell'Egira lunare nei pressi dello stagno (ghadir) di Khumm, fuori della Mecca;

-       hadith "thaqalayn", pronunciato dal Profeta negli ultimi giorni di vita.

Gli sciiti credono inoltre che fra le righe dei versetti coranici siano implicitamente rilevabili indicazioni relative alla questione della continuità della guida della comunità islamica da parte della famiglia del Profeta, nelle figure in primo luogo di ‘Alî e quindi dei suoi figli. Tali indicazioni sono state successivamente estrapolate da esegeti e commentatori coranici. La famiglia del Profeta comprende l'imām ‘Alî, la moglie di quest'ultimo Fâtimah (figlia, come si è accennato, di Muhammad) e i loro figli Hasan (624-670) e Husayn (626-680).

Secondo gli sciiti ‘Alî, prescelto da Dio quale successore di Muhammad e primo imām della comunità, possedeva al massimo grado l'autorità scientifica e la dignità spirituale e morale necessarie alla divulgazione degli insegnamenti islamici e alla guida dell'Islam del suo tempo. Dopo ‘Alî, undici dei suoi discendenti sono designati come "imām infallibili", secondo l'ordine che segue: Hasan, Husayn, ‘Alî Zayn al-‘Âbidîn (figlio di Husayn: †715), Muhammad al-Bâqir (figlio di ‘Alî Zayn al-‘Âbidîn: 688-732), Ja‘far al-Sâdiq (figlio di Muhammad al-Bâqir: 700-765), Musâ al-Kâzim (figlio di Ja‘far al-Sâdiq: 745-799), ‘Alî al-Ridâ (figlio di Musâ al-Kâzim: c. 765-818), Muhammad al-Jawâd (figlio di ‘Alî al-Ridâ: 808-835), ‘Alî al-Hâdi (figlio di Muhammad al-Jawâd: 827-868), al-Hasan al-‘Askari (figlio di ‘Alî al-Hâdi: 844-874) e Muhammad al-Mahdi al-Muntazar (nato nell'868, secondo gli sciiti in "occultazione" - ghayba - dall'anno 874).

Tutta la comunità islamica chiede ad ‘Alî di assumere il ruolo e il titolo di quarto califfo, ma ben presto sorgono contrasti con la tribù degli Omayyadi, al potere nell'attuale Siria. Origina qui la separazione fra sciiti e sunniti, che conduce a numerose guerre. I due imām sciiti Hasan e Husayn sono entrambi uccisi dagli Omayyadi. In particolare l'uccisione di Husayn, avvenuta in una battaglia contro l'esercito del figlio di Mu'âwiya, Yazid (642-683), a Karbalâ, nell'attuale Iraq, determina la rabbia profonda e l'odio degli sciiti. A partire da quel giorno, gli sciiti ricordano ogni anno l'avvenimento con il lutto e particolari cerimonie. Gli Abbasidi, successori degli Omayyadi, continuano l'inimicizia verso gli sciiti ed è per mano degli Abbasidi che sono uccisi diversi imām sciiti.

L'undicesimo imām, al-Hasan al-‘Askari, muore nell'anno 874. Il figlioletto Muhammad, soprannominato Mahdi nel senso di "guida", è designato alla successione ma è presto vittima come i suoi predecessori dell'inimicizia degli Abbasidi. "Scompare" a sei anni nell'anno 260 dell'Egira (873/874 d.C.): secondo gli sciiti si "occulta" per non rimanere ucciso. Inizia così un periodo di settant'anni che gli sciiti chiamano "occultamento minore", durante il quale - sempre secondo gli sciiti - quattro "vicari" possono mantenere il contatto diretto con il dodicesimo imām per sottoporgli i quesiti e i problemi della comunità. Nell'anno 329 dell'Egira (940/941 d.C.), in concomitanza con la morte del quarto "vicario", ha inizio il cosiddetto "occultamento maggiore", che per gli sciiti perdura ancora oggi. Secondo il credo sciita il Mahdi è vivo per volontà di Dio, ma si nasconde agli occhi dell'umanità. Egli guida in maniera occulta la comunità dei musulmani ed è l'ultimo uomo prescelto da Dio (baqiyato'llâh) e "segno" (hojjat) di Dio per gli uomini di ogni tempo.

L'imām Mahdi nella sua missione riapparirà un giorno agli occhi degli uomini per volere di Dio, e inviterà l'intera umanità all'Islam, instaurando nel mondo la giustizia, la pace e il benessere. Secondo gli sciiti, prima dell'inizio dell'occultamento maggiore l'imām Mahdi scrive una lettera al suo quarto "vicario" annunciandogli che con la sua morte non vi sarà più alcun intermediario diretto fra la comunità e l'imām, ma gli sciiti dovranno tuttavia seguire in ogni epoca il maggiore fra i teologi e sapienti (faqih) esistenti per risolvere ogni questione religiosa e sociale della comunità.

Il faqih è un giurisperito che a seguito di assidui studi e ricerche nell'ambito del Corano e degli hadith (che in questo senso sono i detti sia di Muhammad sia dei dodici imām), attraverso l'ausilio della deduzione razionale e dei pareri degli altri giurisperiti (ijmâ'), è in grado di ricavare e divulgare i precetti e le norme religiose necessarie al buon andamento della comunità. Secondo la dottrina sciita, tuttavia, i comandamenti e i precetti divini sono assolutamente immutabili e l'umanità non può stabilire e introdurre arbitrariamente alcuna norma religiosa, nemmeno la più marginale. È invece compito del mojtahed dedurre e ricavare i precetti validi e adatti per ogni tempo. Ijtihâd, parola da cui deriva il termine mojtahed, significa in arabo "sforzo", ovvero indirizzamento di ogni propria energia verso una determinata questione. Pertanto il mojtahed per gli sciiti è colui che, basandosi su studi approfonditi, impiega il massimo impegno nello sforzo di ricavare e divulgare i precetti divini deducendoli dalle quattro fonti costituite dal Corano, dagli hadith, dalla speculazione razionale e dalla ijmâ', senza minimāmente inficiare i precetti e i principi originari e fondamentali dell'Islam trasmessi da Muhammad e dai dodici imām.

Quando un faqih giunge al sommo grado della scienza e della devozione e riceve il gradimento della maggioranza degli sciiti diventa noto come marja'-e taqlid ("fonte dell'imitazione"). Nell'interpretazione sciita tale espressione prende anche il significato di "vicario generale dell'imām del Tempo". L'uno dopo l'altro, coloro che hanno il titolo di "fonti dell'imitazione" assumono la guida della comunità, in attesa del giorno in cui l'imām Mahdi apparirà per volontà divina e inviterà l'intera umanità a seguire la via di Dio.

Il termine "imāmato" significa "guida e dignità del capo religioso (imām)". Benché l'espressione abbia anche altri significati (per esempio - ma non è evidentemente questo il senso in cui qui se ne tratta - imām è anche colui che guida il rito della preghiera collettiva islamica, seguito nei movimenti e nella pronuncia delle formule dai fedeli disposti ordinatamente dietro di lui), nell'Islam si riferisce in particolare alla guida e al governo della comunità islamica in tutta le questioni, sia religiose sia temporali. L'Islam sciita - come del resto anche quello sunnita - non comprende solo un aspetto ultraterreno: i precetti dell'Islam regolano infatti il rapporto individuale fra l'uomo e Dio ma anche i rapporti fra gli uomini in questo mondo. Nell'Islam chi svolge il ruolo di guida nel complesso degli affari religiosi deve (secondo l'esempio dello stesso Muhammad) svolgere tale ruolo anche negli affari temporali. Benché non esista nessuna scuola islamica che respinga formalmente tale dottrina, lo sciismo sottolinea con particolare vigore che i problemi sociali e il governo della società non sono distinti dalla religione; sono bensì iscritti in essa, facendone parte integrante. Perciò chi presiede il governo della società islamica presiede un governo religioso e deve essere punto di riferimento e fonte di ispirazione anche nell'ambito della religione.

Nella visione sciita l'autorità di tale governo è legittima solo quando è conferita da Dio. Per questo motivo chi ricopre il ruolo di guida deve essere "infallibile" nella divulgazione dei precetti e della dottrina islamica ed "esente dal peccato". L'imām infallibile possiede tutte le prerogative del profeta Muhammad, a esclusione della sola missione e rivelazione profetica. Le parole dell'imām sulla verità e la dottrina islamica sono vincolanti per i fedeli e parimenti sono vincolanti le sue disposizioni nell'ambito degli affari temporali di governo. Tre questioni relative all'imāmato distinguono quindi lo sciismo dal sunnismo: nella dottrina sciita l'imām deve essere prescelto da Dio; deve possedere scienza ispirata da Dio ed essere "esente dall'errore"; deve essere "esente dal peccato".

Nell'Islam sciita, accertato che con Muhammad la profezia giunge a definitivo compimento, ci si chiede se oltre il termine di essa esista ancora un rapporto di comunicazione fra il mondo trascendente e quello creato. Gli sciiti sostengono che il rapporto fra Dio e le creature è possibile anche al di là di quello stabilito per mezzo dei profeti e della profezia. La comunicazione che avviene attraverso la rivelazione profetica (che, appunto, si è interrotta dopo la missione di Muhammad) è distinta da quella che avviene per ispirazione. Nel secondo tipo di comunicazione Dio parla all'imām - che non è profeta, né inviato di Dio - in maniera indiretta, appunto orientandolo attraverso l'ispirazione. È chiaro che Dio può stabilire comunque un rapporto di comunicazione con qualsivoglia individuo egli ritenga degno. Esistono tuttavia, secondo gli sciiti, individui con i quali Dio ha stabilito per certo tale comunicazione: essi sono i dodici imām e Fâtimah (figlia di Muhammad e moglie di ‘Alî). Insieme a Muhammad, essi sono noti nell'Islam sciita come "i quattordici infallibili". Il dodicesimo imām, secondo gli sciiti ancora vivo, mantiene il rapporto di comunicazione fra Dio e gli uomini, e orienta indirettamente la società, indirizzando in particolare modo dal punto di vista spirituale, secondo la propria volontà, le guide religiose o "fonti dell'imitazione".

Lo sciismo ha varie ramificazioni. La maggioranza degli sciiti - la cui storia e dottrina è stata presentata precedentemente - prende il nome di imāmiti o duodecimani. Essi, come si è accennato, riconoscono quale diritto esclusivo della famiglia del Profeta il governo islamico e il rango di fonte e autorità della scienza. Su questo punto, esistono differenze fra i duodecimani maggioritari e le minoranze degli zaiditi e degli ismailiti. Gli zaiditi sono i seguaci del martire Zaid (†740), figlio dell'imām ‘Alî Zayn al-‘Âbidîn, detto al-Sajjâd ("colui che si prosterna sovente"). Nell'anno 121 dell'Egira (738/739 d.C.) Zaid insorge contro il califfo omayyade Hishâm ibn ‘Abd al-Malik (691-743), ottenendo il giuramento di fedeltà di una fazione. Zaid rimane ucciso nel corso della battaglia contro l'esercito del califfo che scoppia nei pressi della città di Kufa.

I suoi seguaci considerano Zaid il quinto imām della famiglia del Profeta. Gli succede il figlio Yahyâ (†743), ucciso a sua volta con i suoi partigiani nel corso di una rivolta nella regione di Herat. Dopo di lui sono prescelti quali imām zaiditi Muhammad al-Nafs al Zakiya (†763) e il fratello Ibrahîm (†763), uccisi - rispettivamente a Medina e a Bassora - a causa di un'insurrezione contro il califfo abbaside Abû Ja‘far ‘Abd Allâh ibn Muhammad ibn ‘Ali al-Mansûr (c. 709-775). In principio gli zaiditi, e in particolare lo stesso Zaid, annoverano nella lista dei propri imām i due califfi Abu Bakr e ‘Omar. Tuttavia dopo qualche tempo alcuni di essi cancellano il nome dei primi due califfi dalla catena degli imām, facendola iniziare da ‘Alî. Gli zaiditi, peraltro, non riconoscono l'imāmato come prerogativa esclusiva della famiglia del Profeta ed estendono oltre il numero di dodici gli imām. Inoltre, contrariamente ai duodecimani, nell'ambito del diritto non seguono la giurisprudenza della famiglia del Profeta.

Il nome "ismailiti" deriva da Ismâ‘il ibn Ja‘far (†762), figlio primogenito del sesto imām sciita Ja‘far al-Sâdiq, morto quando il padre era ancora in vita. Benché Ja‘far al-Sâdiq attesti la morte del primogenito chiamando a testimone il governatore di Medina, alcuni credono che Ismâ‘il non sia morto, ma sia invece entrato in occultamento. Riconoscono in lui il Mahdi atteso e credono che debba riapparire alla fine dei tempi. Sono inoltre convinti che l'attestazione della sua morte da parte di Ja‘far al-Sâdiq sia da attribuire al timore del califfo abbaside al-Mansûr. Altri credono che il ruolo di imām spetti a Ismâ‘il solo in via teorica, ed essendo egli morto sia da attribuire al figlio. I membri di un terzo gruppo ritengono che Ismâ‘il sia sì morto quando il padre era ancora in vita, ma gli spetti pienamente il ruolo di imām, trasmesso poi a suo figlio Muhammad ibn Ismâ‘il e alla sua discendenza. Le prime due branche si estinguono dopo poco tempo, mentre la terza sopravvive fino ai nostri giorni, dando vita a ulteriori diramazioni. La presenza ismailita in Italia si esprime in particolare nella Comunità Ismailita Italiana, che ha sede a Roma ed è presieduta dalla signora Gulshan Jivraj Antivalle, una cittadina italiana nata in Kenya.

Non riconoscendo il secondo imām sciita Hasan, questi ismailiti nel loro filone principale sono detti sab‘iya ("settimani", espressione che non è peraltro sinonimo di "ismailiti", perché non tutti gli ismailiti sono settimani) in quanto riconoscono sette (e non dodici) imām: ‘Alî, Husayn, ‘Alî Zayn al-‘Âbidîn, Muhammad al-Bâqir, Ja‘far al-Sâdiq, Ismâ‘il ibn Ja‘far e il figlio di quest'ultimo, Muhammad ibn Ismâ‘il. A Muhammad figlio di Ismâ'il seguono sette successori i cui nomi sono celati. A essi succedono i primi sette regnanti della dinastia fatimide d'Egitto a partire da ‘Ubayd Allâh al-Mahdi (†934), fondatore della dinastia. Gli ismailiti credono che oltre al testimone (hojjat) di Dio esistano sulla Terra dodici guide (naqib), seguaci più vicini e prescelti del testimone di Dio.

Sul punto esistono tuttavia dissensi fra varie branche e diramazioni ismailite. Dopo l'ottavo califfo fatimida d'Egitto - al-Mustansir (1029-1094) -, due suoi figli - Nizâr (c. 1045-1095) e il nono califfo fatimida d'Egitto al-Musta‘li (1074-1101) - si disputano il regno e la guida della comunità ismailita. Dopo numerose lotte emerge vincitore Musta‘li, ma da questa contesa origina la divisione fra nizariti e musta‘liti. I drusi - diffusi in Libano e nell'emigrazione libanese - originano a loro volta da un ceppo ismailita, pure avendo sviluppato caratteristiche peculiari e uniche. Gli ismailiti hanno subito nel corso della loro storia influenze di diverse religioni e filosofie e hanno sviluppato un ricco esoterismo. Al contrario degli zaiditi, hanno come si è accennato una piccola presenza organizzata in Italia, paese nel quale gli sciiti in genere sono una componente minoritaria del mondo islamico, che si esprime attraverso vari centri e organizzazioni, nel cui coordinamento è rilevante il ruolo della sezione culturale dell'Ambasciata della Repubblica Islamica dell'Iran presso la Santa Sede (peraltro, esistono anche gruppi sciiti che non si riconducono a tale coordinamento informale, in genere non per ragioni dottrinali ma a causa di divergenze politiche rispetto al governo iraniano). Un'organizzazione internazionale sciita, Ahl-I Allah ("Il Popolo di Allah") aveva annunciato una prossima presenza in Italia e fornito una casella postale a Pontassieve (Firenze) e un indirizzo E-mail, ma sia quest'ultimo sia il relativo sito Internet sono stati chiusi e l'iniziativa non sembra allo stato avere avuto seguito.

B.: Fra le opere pubblicate in Italia cfr., in particolare, ‘Allâmah Sayyd Muhammad - Husayn Tâbatabâ'i, L'insegnamento islamico. Compendio della dottrina tradizionale, trad. it., Centro Culturale Islamico Europeo, Roma 1988; e ‘Allâmah Tâbatabâ'i, L'islam sciita, trad. it., Centro Culturale Islamico Europeo, Roma 1989. Sull'Islam sciita in generale, cfr. Biancamaria Scarcia Amoretti, Sciiti nel mondo, Jouvence, Roma 1994. Sull'Islam nell'Iran contemporaneo: Stefano Salzani, Iran. Religione, rivoluzione e democrazia, Elledici, Leumann (Torino) 2004.

 

Associazione Islamica "Ahl-al-Bait"

Via Confalone, 7
80136 Napoli
Tel.: 081-5441587

In cordiali relazioni con numerosi altri ambienti sciiti - e in particolare strettamente collegata all'Associazione Islamica Iman Mahdi, Via Gualdo Tadino 17, Roma -, l'Associazione Islamica "Ahl-al-Bait" ("Genti della Casa") ha la peculiarità di nascere da convertiti italiani, mossi da un interesse e da un entusiasmo - originariamente di natura prettamente politica, che si trasforma poi in adesione religiosa - per la rivoluzione islamica del 1979 in Iran e per la figura dell'imām Ruhollah Khomeini (1901-1989). Luigi ("Ammar") De Martino si converte all'Islam nel 1983; entrato in contatto con studenti iraniani aderisce alla Shi'a nel 1984. Dopo avere radunato diversi seguaci, dal 1991 pubblica l'agenzia di informazione Il Puro Islam, che da modesto dattiloscritto si è trasformata in una rivista anche graficamente ben curata.

L'associazione napoletana aderisce all'Associazione Mondiale Ahl-al-Bait e promuove convegni in diverse città italiane per fare conoscere l'Islam sciita e la figura dell'imām Khomeini. L'associazione segue anche con entusiasmo il movimento libanese sciita Hezbollah, di cui ricorda il legame con l'Iran e in particolare con l'ayatollah Sayed Ali Khamenei; un editoriale de Il Puro Islam scrive che "la battaglia dell'Hezbollah, in tutti questi anni, è stata combattuta all'insegna della Religione in maniera chiara, netta, precisa" e che "non a caso la Guida dell'Hezbollah è anche la nostra guida: Seyed Ali Khamenei, il Wali Faqi dei musulmani a cui va il nostro saluto (…)" ("La liberazione libanese", Il Puro Islam, anno 9, n. 5, maggio-giugno 2000, pp. 1-2 [p. 1]), e, in generale, sostiene attraverso dichiarazioni pubbliche la causa islamica nelle «zone calde» del mondo (Palestina, Iraq...). Tramite una newsletter aperiodica, diffusa mediante e-mail, l'organizzazione diffonde commenti, notizie, prese di posizione di esponenti e guide spirituali del mondo sciita internazionale (in traduzione italiana) circa alcune questioni di particolare interesse e attualità politico-religiosa. Inoltre, diffonde testi di esponenti autorevoli del mondo sciita e annuncia le sue iniziative pubbliche.

B.: Oltre all'agenzia di informazione (ormai una vera e propria rivista) Il Puro Islam, l'Associazione distribuisce testi a suo tempo stampati in trad. it. dal Centro Culturale Islamico Europeo, Roma, tra cui imām Khomeini. La vita, la lotta, il messaggio (s.d.), e Salman Ghaffari, Il digiuno nell'Islam (1987); e - del teologo e protagonista della rivoluzione iraniana Morteza Mutahhari (1920-1979) - L'uomo e la fede, trad. it., Mancosu, Roma 1995. Sull'Associazione non esistono studi, l'unico contributo è di Andrea Menegotto, "Sciiti in Italia: l'Associazione Ahl-Al-Bait", in Il Dialogo-Al Hiwâr. Bimestrale del Centro F. Peirone di Torino, anno VI, n. 3-2004, p. 20.

+ Scritto in :  12 Feb 2010Tempo  8:55 PM  Di  Sciita del centro italia  | 

La parola casa (Ahlul-Bayt) nel Corano

Casa di Abramo (AS)
Corano testimonia che Sarah, la moglie del Profeta Abramo (AS), è stata benedetta da angeli ed è stata data la lieta novella che lei darà vita a due profeti di Dio:
11:71
    
E sua moglie, in piedi, a ridere quando abbiamo dato la sua buona novella (della nascita), di Isacco, e, dopo Isacco, di Giacobbe.
11:72
    
Ha detto: "Guai a me! Devo avere un figlio quando io sono una donna anziana e mio marito è un uomo vecchio? Questo sarebbe davvero una cosa strana!"
11:73
    
Gli angoli () ha detto: Ti chiedi al decreto di Allah? La grazia di Allah e le Sue benedizioni su di voi, o gente della casa! Egli è davvero degno di ogni lode completa di tutta la gloria! "
Poiché nella misericordia e la bontà di Dio ha offerto nel versetto sopra per il Popolo della Casa di Abramo, è stata una tendenza di alcuni commentatori sunniti e la loro ansia di trovare qualche argomento per la loro contare le mogli del Santo Profeta (pace su di lui & HF ) in termini Ahlul-Bayt. Essi sostengono che, poiché Sara la moglie di Abramo è incluso nel termine Ahlul-Bayt cui il versetto di cui sopra, allora tutte le mogli del Profeta (pace su di lui e HF) sono inclusi nel 33:33 versi relativi alla purezza e l'eccellenza del Ahlul-Bayt del profeta Maometto.
Tuttavia, questi commentatori intenzionalmente o meno ignorare il significato del discorso di Angeli. Se Sarah, la moglie di Abramo, è incluso nel termine Ahlul-Bayt utilizzati nel versetto di cui sopra, non è perché era la moglie di Abramo, ma perché stava per essere la Madre di due profeti (Isacco e Giacobbe) . Lei è stata menzionata dagli angoli nel versetto di cui sopra in quanto membro di Ahlul-Bayt, dopo aver ricevuto la lieta novella che è incinta del profeta Isaac (AS).
Il rapporto matrimoniale tra un uomo e una donna è solo circostanziale e può essere abbandonata in qualsiasi momento. Non avrebbe mai potuto essere un partner permanente a qualsiasi marito per essere inclusi nel celeste indirizzo che sono dotati della unica e celeste di eccellenza MENO lei porta un figlio che diventa un profeta o un imam. Quindi, se consideriamo Sarah come membro della Camera, sarebbe solo perché sarebbe stata la madre di Isacco, e di non essere la moglie di Abramo. 11:71-73 i versetti sopra citati dimostrano che Sarah è stato chiamato tra i Ahlul-Bayt dopo aver avuto modo di sapere che lei sta avendo Isaac (AS).
Casa di Imran (AS)
Allo stesso modo, Corano parla la madre di Mosè tra i Ahlul-Bayt di Imran. Ancora una volta, come si può vedere nei versetti seguenti, l'accento è qui la madre di Mosè, e non la moglie di Imran:
28:12
    
Abbiamo ordinato e che si rifiutano di chiedere ogni madre adottiva, prima così lei disse: "Posso far notare una famiglia che si prenderà cura di lui per voi, e sarà gentile con lui?
28:13
    
Così abbiamo ristrutturato a sua madre che lei potrebbe essere confortato e non piangere, e che lei sappia che la promessa di Allah è verità. Ma la maggior parte di loro non sanno.
La madre di Mosè viene chiamato come Ahlul-Bayt, non per essere la moglie di Imran, ma per essere la madre di Mosè, altrimenti le mogli che sono oggetto di divorzio e di essere sostituite con le donne meglio di loro (Corano 66:5) è possibile 't essere considerato come Ahlul-Bayt, come sottolineato da Zayd Ibn Arqam pure. Questo è illustrato con la moglie di Noè e Lot, se fossero le mogli di questi grandi servi di Dio, esse non sono state considerate Ahlul-Bayt. Perirono insieme al resto della comunità.
Ricordiamo che Zayd Ibn Arqam ha detto: "Ahlul-Bayt (famiglia) del profeta suo lignaggio e la sua discendenza (coloro che provengono dal suo sangue), per i quali l'accettazione della carità (zakat) è vietato".
La moglie di Imran fu del lignaggio di Mosè, così era la moglie di Abramo, che fu del lignaggio di Isacco e di Giacobbe. Allo stesso modo, se Fatimah (AS) è tra i Ahlul-Bayt Profeta dell'Islam, è perché non solo era la figlia del Profeta (pace su di lui e HF), ma anche lei era la madre di due imam.
Casa di Noè (AS)

    
E Noè invocò il suo Signore e disse: "Mio Signore! In verità, mio figlio è della mia famiglia, e in verità tua promessa è vera, e tu sei il più giusto dei giudici".

    
Egli (Allah) disse: "O Noè! In verità egli non è della vostra famiglia; verità è (di) un comportamento diverso da quello giusto, pertanto non chiedere che cosa non si ha conoscenza, in verità vi consiglio di non essere del quelli ignoranti ". (Corano 11:45-46)
Abul Ala Maududi ha scritto nel suo commento del versetto di cui sopra, che:

    
"Se una parte del corpo di una persona diventa marcio e il chirurgo decide di tagliarlo fuori, lui non si ottempera alla richiesta del paziente, che dice: 'Non tagliare, perché è una parte del mio corpo'. Il chirurgo risponderà: "E 'più una parte del vostro corpo, perché è marcio.' Allo stesso modo, quando un padre giusto è detto che suo figlio è un atto privo di valore, significa dire che gli sforzi che hai fatto per portarlo come un buon figlio sono andati i rifiuti per il lavoro è viziato e finì in un fallimento totale ".
Sunnita di riferimento:

    
* Commento del Corano da Abul Ala Maududi (pubblicato dalla pubblicazioni islamiche (Pvt) Limited), P367, sotto versi 11:45-46
Profeta Noè (AS) è stato supplica per il proprio figlio e la risposta è stata che il ragazzo non era degno di essere suo figlio. È fatto cristallino da questo versetto che anche se si potrebbe essere dello stesso sangue e la carne, nato attraverso gli stessi genitori, ma se il problema non possiede buone qualità dei genitori allora lui o lei non è dei suoi genitori ' Stock (come detto nella seconda strofa). Noè aveva tre figli di altri, Aam, Sam e Yafas che erano credenti e che con le loro mogli entrò nell'arca e sono stati salvati e Kanan era figlio di Noè con l'altra moglie che era un miscredente e perirono insieme con suo figlio.
Si può concludere che se uno non è in possesso della bontà della fede in Allah corretta, sia egli il figlio del Apostolo, non è di essere dello stock della sua filiazione; la sua stessa nascita attraverso i propri genitori è negato a lui, anche il diritto di essere sulla terra di Dio è allontanata da lui, e lui deve essere distrutto.
Così, anche uno è quello di essere il figlio di un profeta di Allah, la mancanza di giustizia, ottiene da lui rinnegato la progenie (Itrat) della famiglia apostolica. E 'per questo motivo che il termine Ahlul-Bayt è limitato ai membri meritevoli della Casa del Profeta e non riguarda tutti coloro che sono nati dal suo sangue. Ahlul-Bayt sono solo gli individui tra i discendenti del profeta, che aveva anche stretta affinità nel carattere e nella realizzazione spirituale con la massima Profeta (pace su di lui e HF).

+ Scritto in :  12 Feb 2010Tempo  8:26 PM  Di  Sciita del centro italia  | 

L'Imam Hussein (AS) e la salvezza della Religione

Sample ImageDurante una famosa khutba (sermone) pronunciata nel Santo mese di Ramadan, il Nobile Profeta indicando con la mano la fronte e la testa dell'Imam Alì (AS), disse: "e in questo mese si presenterà il più disgraziato tra i primi egli ultimi e insanguinerà questa nobile fronte e questa testa".

L'Imam allora gli chiese "e ciò comporterà la salvezza della mia religione?". E il Profeta di Allah rispose "Sì". Dalle tante lezioni che l'Imam Hussein (AS) ci impartisce con il suo Martirio nel giorno di Ashurà, c'è quello di sentirsi responsabili della sorte della nostra religione difendendola da ogni male e portando avanti intatto il suo vero messaggio, preservato da ogni deviazione, tanto sul piano dottrinale e sentimentale, quanto su quello pratico e operativo. Questo senso di responsabilità può richiederci di sacrificare ogni nostra risorsa, se non addirittura la vita stessa per la salvezza della religione. Tali sacrifici sono necessari, ma anche doverosi se si considera che la religione, nella vita di un uomo, non è una cosa marginale o secondaria, ma è il suo modo naturale di aprirsi al concetto dell'universo e delle leggi che ne regolano l'equilibrio nonché alla comprensione del significato della vita di questo mondo e dell'aldilà. La religione, infatti, rappresenta i principi, gli strumenti e le regole comportamentali su cui basare l'equilibrio fisico e spirituale dell'uomo e il suo rapporto con il Creatore e con le creature dell'universo.

La nostra responsabilità nei confronti della religione e della comunità che lo confessa, è un compito certamente non facile nonché un obiettivo di difficile raggiungimento, per i tanti sacrifici ed il grosso impegno che comporta.

Per comprendere l'importanza ed il valore di questo compito, basti pensare che esso ha caratterizzato gran parte del cammino dei Profeti, gli Inviati di Allah venuti nel mondo per condurre gli uomini dalle tenebre alla luce, salvando le anime dal deviare dalla religione di Dio ed indirizzandole sul Retto Sentiero, il cammino naturale dell'umanità e dell'intera creazione verso il proprio Creatore.

Questo gravoso compito di salvare la religione, e con essa la Comunità dei Credenti, è stato perseguitato coraggiosamente anche dai Santi Imam che, seguendo attentamente gli insegnamenti del Sacro Corano e del Nobile Profeta, hanno sacrificato la loro vita per la salvezza dell'Islam, la vera e completa religione di Dio sulla terra.

Quanto all'Imam Hussein (AS), egli con il suo immenso amore per Allah, non ha esitato a sacrificare tutto per sostenere e difendere la Sua causa. Viveva ogni suo momento e in ogni suo respiro l'amore per Dio al punto tale che non faceva n passo se prima non lo commisurava con la sua vicinanza alla volontà di Allah e ai principi della Sua Religione. In un hadith (tradizione), l'Imam Jafar Sadeq (AS) racconta che l'Imam Hussein (AS) citò un hadith di suo padre, l'Imam Alì (AS) in cui questi diceva, tra le altre cose: "...e sappiate che è rovinato colui che rovina la sua religione...". Ovvero, non è chi ha il corpo malato ad essere rovinato, perchè nell'altra vita potrebbe averne uno sano e ben fatto, ma è rovinato invece chi ha una religione debole, fragile, vuota di sostanza, perchè egli rischia di perdere tutto, questo mondo e l'aldilà. E proseguiva l'Imam Alì (AS): "...ed è povero chi è povero di religione, perchè non c'è povertà dopo il Paradiso, e non c'è richezza dopo l'Inferno...".

Quanta gente oggi, per paura della povertà, abbandona la religione ed i suoi principi in cerca di ricchezza e denaro che poi trova? ma a cosa servono se poi con tale ricchezza l'uomo perde la sua identità e la sua personalità?

La vera ricchezza di un credente è il salvare le sue azioni da ogni male e peccato, e la vera povertà è il guadagnare la materia (denaro, posizione sociale, ecc.) e perdere se stesso, vedendo l'edificio che aveva costruito su fondamenta fragili, crollare in un attimo come se non fosse mai esistito.

Ecco l'insegnamento che possiamo imparare dall'Imam Alì (AS) quando chiedeva al Santo Profeta: " (il mio sacrificio) comporterà la salvezza della mia religione?". Questa è la prima priorità di un fedele: 'l'immunità e la salvezza della religione'.

Questa priorità si è manifestata nella condotta di tutta la Gente della Casa del Nobile Profeta, e di esempi ce ne sono molti. Tale concetto è stato da loro affermato per mezzo del loro Martirio e soprattutto grazie al Martirio del "Signore della Gioventù del Paradiso" (come recita un celebre hadith del Profeta), l'Imam Hussein (AS).

Disse l'Imam Hussein (AS): "Se è soltanto con la spada che potrà essere ripristinata la religione di Muhammad, allora che le spade mi portino via". L'Imam Hussein (AS) ci insegna ancora una volta che se c'è da scegliere tra l'aver cura della religione e l'aver cura delle proprie ricchezze e proprietà, bisogna far prevalere la prima sulla seconda, nel rispetto dei gradi di priorità e di importanza vitale.

In una tradizione si racconta che uno dei compagni che spesso seguiva le sue riunioni, si assentò per lungo tempo. Un giorno entrò dall'Imam uno che conosceva bene il compagno assente. L'Imam non esitò allora a chiedergli: "Ma che fine ha fatto quello?" Rispose l'uomo: "L'ultima volta che l'ho visto parlava poco, ma ho potuto capire che versava in gravi condizioni economiche". L'uomo, con questa risposta, pensava di aver esaudito l'interessamento dell'Imam verso il compagno in questione. Invece l'Imam proseguì nella sua domanda chiedendogli: "E com'è la sua religione?" Rispose l'uomo: "Come tu desideri, oh Imam". Con ciò volle dire che quel compagno permaneva sulla Retta Via, non trascurando i suoi doveri religiosi e difendendo l'Islam secondo la volontà di Dio. Allora l'Imam esclamò: "Che sia lodato Allah, il Munifico!"

Con ciò volle dire che non aveva importanza la sua povertà dal momento che la sua religione era salva, e ciò perchè è nella salvezza della religione che il fedele trova la sua vera ricchezza, ricchezza dello spirito e del pensiero che gli garantiscono la più grande gioia nel mondo.

Infine, in un altro hadith si racconta che l'Imam Musa al-Kazem (AS), rivolto ad un suo seguace, Malek ibn Ayyam, disse: "Oh Malek, Allah dà la (ricchezza della) vita mondana sia a chi ama, sia a chi odia, ma la sua religione la dà solamente a chi ama". E disse ancora: "Questa vita mondana Dio la dà al benevolo e al malvagio, ma la fede non la dà che ai suoi prescelti".

Perciò il credente, quando sentirà che Allah gli ha donato la religione e la forza per mantenerla e preservarla, e gli ha dato la coscienza della mente e del cuore, e lo ha aiutato ad operare in piena coscienza e serenità nella vita, facendolo camminare sulla Via dell'Islam, proverà sicuramente quella gioia che è segno dell'amore di Allah nei suoi confronti, segno che si sta seguendo il Retto Sentiero dei Profeti e dei Messaggeri Divini. Per lui questa gioia meriterà di essere cercata e curata per bene e con tanto amore.

Il Credente che prende coscienza che il suo destino finale è tra le mani di Dio nel Giorno del Giudizio, deve affermare questa sua coscienza nel praticare la Sua Religione e nutrirla, vivendola mentalmente, passionalmente ed operativamente.

La religione, infatti, non è una semplice ideologia, ma rappresenta anche un fine da perseguire, un sentimento da trasmettere e un modello di vita da praticare, nonché infine, la vera gioia, per questo mondo e per l'eternità.

+ Scritto in :  12 Feb 2010Tempo  3:11 PM  Di  Sciita del centro italia  | 

Imam al-Baqir (AS)


Martedì 19 Gennaio 2010 11:01

Muhammad al-Baqir è il quinto Imam per gli sciiti. È il figlio di Ali-ibn al-Hussain, detto Zayn al-Abidin (AS). Nacque a Medina (Arabia Saudita) nel 676 e morì nella stessa città nel 731, la sua tomba è nel cimitero cittadino del Baqi. “Al-Baqir" significa "il Rivelatore".

Nascita

Per la sua somiglianza col suo avo il santo Profeta Muhammad (S), imam al-Baqir fu chiamato col suo nome di Muhammad, e il suo il soprannome gli fu dato perché si credeva che il bisnonno gli rivelasse ciò che alle normali persone restava occulto. Fu il primo Imam la cui ascendenza, tanto da parte paterna, quanto da parte materna, risaliva direttamente al Profeta dell'Islam.

La storia della sua vita può essere suddivisa in due periodi.

Il periodo prima del suo Imamato (di circa 35 anni), assolutamente sereno e pacifico, condotto nella natia Medina.

Il periodo dell'Imamato (di circa 20 anni), del tutto dedicato alla diffusione del credo islamico secondo l'approccio che sarà poi definito sciita.

Dottrina

Muhammad al-Baqir (AS) ebbe il titolo onorifico di Baqir al-Ulum "Rivelatore delle conoscenze", dovuto alla sua profonda conoscenza religiosa e giuridica e al suo zelo di Maestro. Il figlio e successore di Muhammad al-Baqir, Jafar al-Sadiq, fu suo studente e beneficiò appieno delle sue non comuni conoscenze. È per questo riconosciuto come precursore della giurisprudenza sciita, che sarà poi organizzata dal figlio Jafar.

Attività nel periodo omayyade

Malgrado la sua avversione nei confronti della politica, i governanti omayyadi diffidavano di Muhammad al-Baqir (AS), per il timore della sua vasta popolarità e della sua indiscussa influenza. Le azioni anti-omayyadi intraprese da suo fratello e da altri suoi familiari, lo resero estremamente sospetto agli occhi degli Omayyadi.

Durante l'imamato dell'imam Muhammad al-Baqir (AS) si erano create delle condizioni favorevoli per la divulgazione delle scienze islamiche. Per effetto delle pressioni esercitate dagli Ommaidi, le tradizioni relative alla giurisprudenza dell'Ahlulbait (famiglia del Profeta) erano andate perdute. Delle tradizioni del sommo Profeta, che erano state tramandate dai suoi compagni, non ne erano rimaste che cinquecento, mentre, per poter esporre i precetti dell'Islam ne occorrono migliaia. Insomma, se è vero che per effetto della tragedia di Karbalà e dei trentacinque anni di serio lavoro dell'imam Sajjad (AS) si era creata una numerosa comunità sciita, è altresì vero che tale comunità aveva scarse conoscenze rispetto al diritto islamico.

Il regno degli Ommaidi, a causa dei loro contrasti interni, del loro stravizio e dell'incapacità dei loro uomini di governo di dirigere la società, andava sempre piْ indebolendosi e i segni della sua decadenza si facevano sempre piْ evidenti. Il quinto Imam sfruttٍ questa occasione e si dedicò a diffondere le scienze dell'Ahlulbait e la giurisprudenza islamica, donando in tal modo alla società numerosi sapienti.

Il testameno dell'Imam Baqir (AS)

Ci sono molte narrazioni del testamento dell'Imam. Naturalmente una parte è sul suo funerale ed Imam ne aveva delle raccomandazioni. Prima di morire ha chiamato Imam Sadiq (AS) e gli ha dichiarato: "Oh Jafar! ti raccomando ad essere gentile con i miei compagni "ed Imam Sadiq (AS) ne ha promesso di educare i discepoli in modo che quando uno di loro è in una città, la gente di quella città gli chiedi tutta la sua domanda. Un'altra parte del suo testamento è sulla successione dell'Imam Sadiq (AS) che l'ha ripetuto tante volte e nelle occasioni diverse ha dichiarato che Imam Sadiq (AS) è il suo successore.

Alcuni  saggi detti dell’imam al-Baqir (AS)

Sul rapporto dell'uomo con Dio l’imam Muhammad al-Baqir (AS) disse: “Giuro su Dio che Egli, dagli uomini, non vuole altro che Gli siano riconoscenti per i doni che concede loro, affinché possa aumentarli, e gli confessino i [loro] peccati, affinché possa perdonarglieli”.

{Al-kàfi 2: 426}

Sul timor di Dio, il quinto Imam disse: “Nel libro di Ali ibni-l-Hussain [il quarto Imam la pace sia con lui] trovammo [quanto segue]: «Sappiate che, in verità, gli amici di Dio, non avranno nulla da temere e non saranno mai tristi [Corano X: 62]» quando eseguiranno i loro doveri divini, s’atterranno alle tradizioni del Messaggero d’Allah (che Iddio benedica lui e la sua Famiglia), si asterranno da ciò che Dio ha proibito, saranno indifferenti rispetto alle cose del mondo, desidereranno ciò che v’è presso Dio, si guadagneranno, per Dio, ciò di buono che Egli ha destinato loro, senza vantarsene né [usarlo per] rivaleggiare, donandolo poi dove il Signore ha prescritto. Essi sono coloro i cui beni sono stati benedetti da Dio, essi saranno [generosamente] ricompensati per gli sforzi che hanno fatto per la loro vita ultraterrena”.

{Bihàru-l’anwàr 69: 277}

Sulla preghiera l’imam al-Baqir (AS) disse: “[Nel Giorno del Giudizio] la prima cosa sulla quale sarà interrogato l’individuo sarà la [sua] preghiera: se verrà accettata, saranno accettate anche le altre sue [rette] azioni”.

{Biharu-l’anwar 7: 267}

Sulla preghiera in congregazione il quinto Imam disse: “Chi, senza un valido motivo e per disprezzo della preghiera in congregazione e della comunità dei Musulmani, trascura tale preghiera, è come se non pregasse affatto”.

{Biharu-l’anwar 88: 11}

Sul chiedere perdono a Dio L’imam al-Baghir disse: “Il Messaggero di Dio fu interrogato sui migliori servi di Dio e disse: [I migliori servi di Dio] sono coloro che: quando compiono una buona azione, si rallegrano; quando eseguono una cattiva azione, chiedono perdono a Dio; quando ricevono un dono, ringraziano; quando s’adirano [con qualcuno], [lo] perdonano”.

{Al-khisàl: 317}

+ Scritto in :  12 Feb 2010Tempo  3:6 PM  Di  Sciita del centro italia  | 

carino

+ Scritto in :  12 Feb 2010Tempo  1:17 PM  Di  Sciita del centro italia  |